ROMA – L’Italia resta tra i Paesi europei con il tasso di criminalità minorile più basso, ma negli ultimi anni aumenta il numero di adolescenti coinvolti in reati violenti come rapina, lesioni e rissa. È quanto emerge dal rapporto “(Dis)armati – Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile”, realizzato da Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS.
Il documento evidenzia un fenomeno complesso: non basta la repressione. Dietro molti episodi di violenza ci sono fragilità emotive, solitudine e vuoti educativi e relazionali che richiedono un intervento degli adulti e delle istituzioni.
Secondo i dati del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, nel 2024 sono aumentati i 14-17enni denunciati o arrestati per: rapina con 3.968 casi (+100% rispetto al 2014), lesioni personali con 4.653 casi, rissa con 1.021 casi e minaccia con 1.880 casi.
Cresce anche il porto abusivo di armi: da 778 casi nel 2019 a 1.946 nel 2024. Spesso si tratta di coltelli, usati dai ragazzi per sentirsi più sicuri o per affermare il proprio status nel gruppo.
Secondo il rapporto, i ragazzi appaiono sempre più “disarmati” emotivamente, in un contesto segnato da conflitti familiari, isolamento, autolesionismo e uso di sostanze. La violenza diventa così un linguaggio per ottenere riconoscimento o appartenenza, soprattutto quando mancano spazi di ascolto e relazioni educative solide.
Il ruolo dei social media è centrale: gruppi giovanili fluidi organizzano incontri o scontri, condividono video di violenza e costruiscono rivalità. La violenza non riguarda più solo contesti marginali, ma coinvolge ragazzi di tutte le estrazioni sociali.
Di fronte a questi dati, Save the Children sottolinea l’importanza di investire in educazione e prevenzione, con percorsi di educazione alla nonviolenza, supporto psicologico, programmi di educativa di strada e spazi pubblici sicuri, creando un’alleanza tra scuole, famiglie, servizi sociali e istituzioni locali.
Come spiega Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children: “La violenza giovanile nasce spesso in un vuoto educativo e sociale: intervenire su questo vuoto è l’unico modo per prevenire escalation e costruire contesti sicuri per i ragazzi”.


