Nove CEO saltati in soli dodici mesi. Da Toyota a Stellantis, passando per Porsche, BMW, Nissan e Volvo, i cambiamenti ai vertici delle Case auto non sembrano però essere il risultato di un fisiologico turnover o di semplici avvicendamenti per raggiunti limiti di età: siamo piuttosto di fronte a un vero e proprio terremoto che sta ridefinendo i connotati della leadership nell’automotive. Il motivo è scritto nei bilanci e nelle crescenti tensioni con i mercati finanziari. La pazienza degli investitori, un tempo alimentata dalle grandi narrazioni sulla transizione elettrica e sulla mobilità del futuro, si è esaurita: oggi non chiedono più visioni a lungo termine, ma profitti immediati e margini solidi. Ma c’è dell’altro sotto la superficie: come sottolineato da Raffaele Fusilli, già CEO di Renault Italia, non siamo semplicemente di fronte a una crisi da stress gestionale. La complessità del business attuale ha raggiunto un livello tale da rendere obsoleti i vecchi modelli di comando. Cambiare l’amministratore delegato diventa così l’ultima mossa per cercare di recuperare il tempo perso o per resettare una strategia che non corre abbastanza veloce.
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