La sua prima enciclica per i giovani, se fosse il Papa, sarebbe “semplice: vorrei giovani che fanno l’amore sui divani ascoltando i Led Zeppelin e Stairway to Heaven. L’estasi è una cosa divina, sovraumana. Invece oggi ci accontentiamo della mediocrità di Sanremo: dieci di quei cantanti non valgono un piede sinistro di Lou Reed. Vorrei che all’Ariston qualcuno cantasse Perfect Day, ma Lou Reed è morto e il talento non si compra al supermercato. Il talento viene dal viaggio, e se non c’è il viaggio – inteso come fatica, come rischio di frantumarsi – non c’è niente da dire. Auguro a tutti un po’ di sana sfiga, un po’ di insuccesso. Guardate la Brignone: ha vinto l’oro dopo un’odissea psicologica e fisica, è entrata nel mito perché ha osato quando i mediocri le dicevano di stare a casa. Se non sei religioso il divino lo trovi lì o nella voce di Tom Jones, non in Sal Da Vinci, con tutto il rispetto”: a parlare così al Corriere della Sera è Paolo Crepet che si prepara ad andare in scena al
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