Alla Milano Fashion Week donna FW 26/27 le passerelle hanno restituito l’immagine di un inverno costruito attorno a scelte nette e consapevoli: il ritorno del total black come dichiarazione di pragmatismo, i volumi che proteggono e strutturano la silhouette, ma senza nascondere il corpo, la centralità della materia, tra pelle fluida e pellicce tattili, come risposta a un bisogno sempre più evidente di fisicità e presenza. Ma soprattutto si lavora su capi portabili, fatti per la quotidianità. Perché forse questa è l’unica direzione possibile per una moda che – chi più, chi meno – deve tornare a vendere, a consolidare desiderio e a sollevare i fatturati.
Si va alla radice: dei codici dei brand, come hanno fatto Dolce&Gabbana e Fendi, riscoprendo un Dna riconoscibile; dei tessuti, come nel lavoro materico di Ferrari; delle silhouette, ripulite e ridefinite da Jil Sander e Gucci; dei corpi, rimessi al centro da N°21; della quotidianità, cifra stilistica di Tod’s; e persino di una certa milanesità borghese riletta da Bottega Veneta. È un ritorno all’essenza che non sa di nostalgia, ma di necessità strategica.
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