Nella settimana che porterà ad uno degli Slam più attesi della prima parte dell’anno, un vero e proprio 1000 come Indian Wells che riproietta la stagione del tennis internazionale sugli States, c’è stata tanta gloria azzurra nell’ultimo weekend di circuiti propedeutici proprio al grande appuntamento. Cobolli ha vinto in Messico, Darderi ha trionfato il Cile. Due successi splendidi ed un certo senso pesantissimi perché, indipendentemente da come andrà nella massima occasione a stelle e strisce, li consacra ad un livello successivo.
Partendo proprio dall’italoargentino, Luciano Darderi, in questo momento nessuno come lui tra gli azzurri sulla terra rossa: che trionfo a Santiago, battuto Hanfmann in due set sofferti ma gestiti con freddezza nei momenti decisivi, sarà stato pure un ATP 250 ma diventa il quinto titolo in carriera di un azzurro che si sta facendo sempre più strada tra le realtà e le figure che offre oggigiorno il tennis italiano. Fronte terra rossa, beh, che dire: nessuno nell’ultimo anno ha vinto come lui su superfici come queste.
Ancor più ragguardevole, in termini di grandezza e prestigio del torneo, il successo di Flavio Cobolli. Perché in Messico, negli ultimi step di preparazione in vista di Indian Wells, trionfa in finalissima con Tiafoe, vendicando tra l’altro Bellucci che uscì ai quarti proprio con l’americano. 7-6 e quindi 6-4, quindi momenti di gloria: esuberante e strafelice, indossa il cappello messicano e sotto al cielo d’Acapulco solleva il suo terzo titolo in carriera ma forse quello più importante. Sia perché è un cinquecento, sia perché parliamo di qualcuno che come ben pochi riesce evidentemente a vincere indistintamente su terra o cemento. Ma soprattutto centra il suo best ranking: Flavio è il nuovo N15 al mondo.


