Anche a livello di calcio per club, ai giorni d’oggi, c’è da farsi più di qualche esame di coscienza. Ma soprattutto bagni d’umiltà. Un esito, prima quello della maxi fase campionato e poi dei playoff/sedicesimi, che spiega tanto del livello del calcio italiano per club, a fine febbraio 2026. Nessuna qualificata direttamente agli ottavi, a gennaio (con Napoli addirittura 30simo, cronica delusione Conte, addirittura dietro Qarabag e Pafos); soltanto una riuscita a venir fuori dall’insidioso purgatorio dei sedicesimi.
E probabilmente la meno accreditata, l’Atalanta di Palladino, che in una di quelle che Scamacca definirebbe “notti bergamasche” per antonomasia, è riuscita a scrivere l’unica radiosa e valorosa pagina a lieto fine del nostro calcio ai massimi livelli continentali, ribaltando il Dortmund al Gewiss per un “second leg” che è già romanzo storico.
Chi ha deluso tanto è l’Inter, addirittura uscita da strafavorita con la matricola Bodo (ci sarà tempo poi per parlare dell’assoluta rivelazione degli ultimi anni di calcio europeo, e di come sia incredibile riuscir a far calcio a livelli come questi al Circolo Polare Artico, ndr): nerazzurri che forse rappresentano lo specchio manifesto più azzeccato per il nostro calcio, una squadra che sta letteralmente ammazzando il campionato ma che esce miserabilmente sotto i colpi dei vichinghi incassando cinque gol e doppia sconfitta tra andata e ritorno.
Qualche attenuante in più, soprattutto per il coraggio mostrato durante la gara di ritorno, la nutre la Juve: sfortunatissima a non esser riuscita a completare una rimonta eroica, ma impossibile non tener conto dell’altra faccia della stessa medaglia, i cinque gol incassati in Turchia all’andata dal Galatasaray. Sommando e mescolando nel calderone tutte queste sostanze, il risultato fa che in 16 regine europee, soltanto una è Tricolore. Per giunta la meno accreditata, l’Atalanta. Nel complesso, un fallimento bello e buono.


