La morte di Nemesio Oseguera Cervantes, “El Mencho”, segna una svolta nella guerra contro il narcotraffico in Messico, ma non è affatto detto che rappresenti una vittoria tout court. Le forze di sicurezza messicane lo hanno abbattuto domenica al termine di un’operazione costruita sull’intelligence statunitense, in un contesto di pressione crescente da parte dell’amministrazione Trump.
Immediatamente Guadalajara, terza città del Paese e cuore simbolico del potere del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), è precipitata nel caos. Uomini armati hanno incendiato negozi, attaccato banche, bloccato strade e paralizzato intere aree urbane e turistiche. La violenza si è estesa rapidamente ad altri Stati, in una dimostrazione di forza che aveva un obiettivo preciso: riaffermare il controllo territoriale e comunicare che l’organizzazione non è crollata con la caduta del suo leader. Il bilancio è stato pesante con almeno 25 membri della Guardia Nacional, un agente penitenziario e un ufficiale della Fiscalía General del Estado uccisi negli scontri, insieme a circa trenta presunti membri del cartello, secondo quanto dichiarato dal segretario alla Sicurezza e Protezione Cittadina, Omar García Harfuch.
Ed è qui che emerge
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