Ha destato un certo scalpore, comprensibilmente, l’apertura di un’indagine formale della Commissione europea su Shein, il colosso cinese dell’ultra fast fashion. Il provvedimento si colloca nell’ambito del Digital services act, la normativa europea che regola le responsabilità delle grandi piattaforme online, e mette sotto esame i meccanismi pensati per tenere l’utente incollato alla piattaforma, i sistemi di raccomandazione (ritenuti poco trasparenti) e la presenza nel catalogo di articoli illegali, anche a sfondo pedopornografico.
Non sappiamo come andrà a finire l’indagine, con cui Shein dice di voler collaborare. Quello che sappiamo è che il suo valore va ben al di là del caso specifico, perché tocca nodi cruciali: il ruolo delle piattaforme digitali nel modellare le decisioni di acquisto, gli algoritmi di raccomandazione e i meccanismi di ingaggio.
Il Digital services act, infatti, nasce proprio con l’obiettivo di affrontare i cosiddetti “rischi sistemici” delle grandi piattaforme online con cui i cittadini, in modo più o meno consapevole, si interfacciano ogni giorno.
Questo è tutt’altro che banale perché, semplificando, l’Unione europea dice che non sono i cittadini a doversi “difendere”. Al contrario,
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