“Il bambino non soffre, è sedato e collegato alla macchina, è come fare una anestesia generale. È garantito che il bambino non ha dolore”. Con queste parole, il dottor Antonio Corcione, capo del Dipartimento dell’Area critica dell’ospedale Monaldi di Napoli, ha cercato di fare chiarezza sulla complessa situazione di un bambino di due anni, a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato e le cui condizioni sono in progressivo peggioramento. Una vicenda su cui indagano le procure di Napoli e Bolzano e al momento vede indagate sei persone: le due equipe che si sono occupate del prelievo e del successivo impianto dell’organo.
Il bambino, attualmente sedato e collegato a una macchina di supporto extracorporea (Ecmo), è in condizioni gravissime, con “una insufficienza multiorgano” che ha complicato ulteriormente il quadro clinico. Corcione, che non ha fatto parte direttamente dell’equipe medica che ha seguito il caso, ha voluto fare un punto preciso sul tipo di trattamento adottato, rassicurando che la priorità è stata quella di non accanirsi terapeuticamente e di tutelare al massimo il bambino, purtroppo in una situazione irreversibile.
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