“Durante l’intervento sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli”. La relazione dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige su quanto accaduto il 23 dicembre a Bolzano prova a delimitare il perimetro delle responsabilità e a indicare nella sola equipe dell’ospedale Monaldi l’innesco della catena di errori che ha portato al danneggiamento del cuore, poi impiantato al bimbo di 2 anni e 4 mesi per cui sono state intraprese le cure per lenire il dolore. È un documento sintetico, schematico e soprattutto autoassolutorio, a fronte delle 290 pagine con cui l’Azienda ospedaliera dei Colli ha ricostruito la drammatica cronaca del trapianto fallito: quando il cuore è stato estratto dal contenitore “era inglobato nel ghiaccio”. Ma nel passaggio più delicato – il tipo di ghiaccio utilizzato per il trasporto del cuore – non ci sono riferimenti specifici. Chi ha preso il ghiaccio secco e come è stato impiegato per coprire il contenitore con il cuore. Un dettaglio tecnico solo in apparenza, che può fare la differenza tra un organo vitale e “un blocco di ghiaccio”.
Due équipe in sala
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