“Buttar giù le porte”, la mission è quella. In fin dei conti che siano da hockey o da calcio cambia poco, specialmente se poi il destino ci mette lo zampino…o magari lo scarpino. Vesevolod Bobrov è una leggenda infatti. Dell’hockey, del calcio, delle Olimpiadi e dello sport in generale. Nato il 1 dicembre del 1922 a Morshansk e cresciuto e Sestoretsk, vicino Leningrado, è educato fin da subito allo sport da papà Mikhail: pattini fatti in casa e via, allenamenti sui canali ghiacciati e nel golfo di Finlandia. Una volta rischia di annegare e il fratello lo salva, il destino ha in mente altri progetti per lui. Lo dimostrerà ancora.
In estate invece il ghiaccio non c’è e si gioca a calcio: Vesevolod è forte, fortissimo in entrambe le discipline e a 12 anni gioca regolarmente coi ragazzi più grandi di lui. Però lo sport non è un lavoro, per quello c’è la fabbrica: dopo la scuola diventa apprendista meccanico e se i pattini gli avevano rafforzato le gambe, il lavoro manuale lo fa crescere di spalle e braccia, facendolo


