“Adesso i cittadini devono risarcire questa signorina che speronò una motovedetta di militari italiani. Follia”. Matteo Salvini sguazza nell’indignazione per la sentenza che ha condannato lo Stato a risarcire 76mila euro (più 14mila di spese legali) alla ong Sea Watch, protagonista di una delicatissima crisi col governo italiano nell’estate 2019. La “signorina” è Carola Rackete, capitana tedesca (ora europarlamentare) della nave di soccorso Sea Watch 3, che attraccò senza permesso a Lampedusa per far sbarcare i 42 migranti a bordo, urtando un’imbarcazione della Guardia di finanza durante la manovra. “Incredibile, un premio per aver forzato un divieto del governo“, accusa il leader della Lega, che ai tempi era ministro dell’Interno e aveva vietato alla nave l’ingresso in acque italiane. E ora ne approfitta, ovviamente, per spingere il “Sì al referendum per cambiare questa (in)giustizia che non funziona”, mentre Giorgia Meloni accusa “una parte politicizzata della magistratura” di “mettersi di traverso” al contrasto all’”immigrazione illegale di massa“. Evidentemente, però, né la premier né il suo vice hanno letto la sentenza del Tribunale di Palermo. Perché dalle motivazioni è evidente che la
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