Una mobilitazione dal basso contro il ddl Bongiorno nel giorno in cui, trent’anni fa, le donne italiane ottennero il riconoscimento della violenza sessuale come reato contro la persona e non la morale. Da Trieste e Milano fino a Napoli e Bari, passando per Monza, sono decine le manifestazioni organizzate per contestare quello che resta del disegno di legge sugli stupri: se inizialmente – grazie addirittura all’asse bipartisan tra Elly Schlein e Giorgia Meloni – il Parlamento avrebbe dovuto inserire il concetto di consenso nel nostro ordinamento, lo stop dei leghisti ha completamente snaturato il testo rispetto alle intenzioni originarie. Per questo oggi 15 febbraio, associazioni e centri antiviolenza hanno deciso di scendere in piazza: una data scelta perché anniversario della legge approvata nel 1996 dopo lunghe battaglie delle femministe dentro e fuori il Parlamento (e grazie all’impegno dell’allora deputata del Pci Angela Bottari che si dimise nel 1977 di fronte ai tentativi di annacquarla). Trent’anni dopo, le donne hanno scelto di tornare a farsi sentire per un primo appuntamento di piazza che anticipa una più grande manifestazione in programma il
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