“La più bella donna del mondo” era di origine viterbese: Lina Cavalieri

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“Fior d’orchidea
il bacio dato sulla bocca tua
lo paragono al bacio d’una dea”

Questi i versi che Trilussa scrisse per Lina Cavalieri. Gabriele D’Annunzio, ne “Il piacere” la definì “la massima testimonianza di Venere in terra”.

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Una bellezza raffinata e sensuale che incantava ogni uomo; un’eleganza e un talento ammirati anche dalle donne: i sontuosi abiti di scena che era solita indossare durante le sue rappresentazioni incorniciavano la
sua classe.

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Lina Cavalieri era considerata “la donna più bella del mondo”.

Di origini viterbesi,  primogenita di un assistente edile marchigiano, Florindo Cavalieri e di una casalinga e sarta di Onano (in provincia di Viterbo) di nome Teonilla Peconi, si trasferì a Roma con la sua famiglia.

Il padre fu licenziato per aver difeso la moglie dalle molestie del suo datore di lavoro.
Viste le condizioni economiche non floride della famiglia, la giovane Lina fu costretta a svolgere umili lavori, tra cui piegatrice di giornali e la sarta. L’abitudine della ragazza a cantare anche durante il lavoro indusse la madre a farle prendere lezioni di canto dal Maestro A. Molfetta, che però mise incinta la sua allieva. La bella Lina a 17 anni partorì il suo unico figlio.

La ragazza assiste spesso agli spettacoli di arte varia di piazza Guglielmo Pepe. Imita le sciantose e soprattutto canta, con talento e passione, tanto che un vicino di casa, maestro di musica, ascoltandola si propone ai genitori per darle lezioni e ottiene per lei una scrittura in un teatrino di Piazza Navona.
Arrivano ingaggi per piccoli spettacoli, dal Caffè Torre Belisario, al Caffè Concerto di piazza Esedra ed al Grande Orfeo di piazza Navona, fino alla scrittura al rinomatissimo Salone Margherita che le apre la via della notorietà.

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Sul finire dell’Ottocento decide di trasformarsi in cantante lirica. Il 4 marzo 1900 debutta con La Bohème di Giacomo Puccini al Teatro San Carlo di Napoli. E’ il trampolino per la grande lirica negli Stati Uniti, dove la fama della sua bellezza l’anticipa. Siamo nel 1906. Il pubblico americano riempie i teatri per vederla più che ascoltarla. La sua straordinaria bellezza, l’eleganza del portamento, la sua sensualità e le acconciature sontuose la conducano ad incarnare il ruolo di assoluta Diva. Sottoscrive importanti contratti con la Metropolitan Opera Company e con la Manhattan Opera Company, e lavora insieme a Enrico Caruso e Francesco Tamagno.  Grandi successi anche a Parigi, a Londra, a Vienna.

Lina si sposò cinque  volte. La prima volta, a Pietroburgo, con il principe russo Alessandro Bariatinsky (1899), rimasero insieme per pochi mesi. Famosa la collana di smeraldi che il principe le regalò. Era talmente lunga, che nonostante fosse girata per tre volte al collo, ricadeva sempre abbondante sul suo ventre. La seconda, a Lisbona, con il re del Kazan, anche questo matrimonio finì presto  in seguito al rifiuto di Lina di rinunciare al canto e al teatro. Sembra che il sovrano fosse disperato che, sposata una sosia della Cavalieri, si diede all’alcool e morì a soli quarant’anni.

La terza volta, nel 1907, a New York fu con il ricchissimo Bob Chanler. Dopo una settimana di matrimonio, ed essersi fatta intestare alcune proprietà, Lina rientrò in Italia , gli altri due matrimoni furono con il tenore Luciano Muratore e con il pilota automobilistico Giuseppe Campari (1927).

Tanti furono i suoi amori: Trilussa, l’industriale Davide Campari, Mattia Battistini, Tito Schipa e anche Guglielmo Marconi.
Nel  1914, d’accordo con il marito, decise di dare l’addio alle scene liriche e di dedicarsi alla carriera cinematografica che durò fino al 1920, interpretando 7 film ma senza troppo successo.

Così abbandonò definitivamente le scene artistiche per ritirarsi a Parigi, dove apre un istituto di bellezza.
Morì la notte tra il 6 ed il 7 febbraio del 1944 a Fiesole, a causa dell’esplosione della sua casa colpita da una bomba aerea alleata.

Ora riposa nel cimitero del Verano a Roma.

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