Sono questi i momenti di grande identità. Sono questi gli attimi in cui il calcio si riscopre nella sua vera essenza. Quello di unire un popolo. Quello che ha vissuto storie ed in occasioni del genere, le celebra. Collettivamente. Ed è un collettivo che abbraccia il concetto di città. A Napoli esiste da sempre il Napoli, una sola squadra, una sola onda, una sola passione.
Napoli celebrava Napoli. Napoli celebrava il Napoli. I giorni del centenario. Sabato, in particolare, la grande festa. La grande celebrazione. Per un weekend mozzafiato. Un’onda, quella azzurra, partita da Piazza Carità e proseguita nel culmine forse più iconico, Piazza del Plebiscito. Anche qui identità ed iconografia: le piazze di Napoli.. le piazze del Napoli. E quindi un percorso tra ventimila persone folkloristicamente festanti tra Quartieri Spagnoli, via Toledo e via San Carlo.
A tagliare il nastro Aurelio De Laurentiis con la sua famiglia. Assenti sabato sera le istituzioni come il sindaco Manfredi impegnato su vicende decisamente meno felici, come il limitrofo terremoto. Presenti alcuni dei figli di Maradona, presenti attori e presentatori, presenti calciatori e stelle del passato. Presenti gli atleti del Napoli di oggi e naturalmente quel Max Allegri che, 30 anni dopo, fa sognare rilanciando la speranza di ritrovarsi da quelle parti, fra 10 mesi, a festeggiare “uno, due, tre trofei”.
E Napoli sogna. Celebra sé stessa. Perché è identità, generazioni, passioni, amore. Un sentimento che scorre straordinariamente ed eternamente in ogni angolo della città. Napoli è il Napoli. Lo era con Diego, lo era in C, lo è ai giorni d’oggi: due volte scudettata negli ultimi anni, a caccia di quel sogno chiamato Champions League. Cento volte di te, Napoli.

