Gli accordi commerciali siglati finora dall’amministrazione Trump restano in vigore. In aggiunta, la Casa Bianca intende mantenere il quadro delle tariffe già stabilite limitandosi a cambiare base giuridica: non più l’International Emergency economic powers act, bocciato dalla Corte Suprema, ma la sezione 122 del Trade Act, che autorizza l’introduzione di dazi fino al 15% per 150 giorni in caso di ampi squilibri della bilancia dei pagamenti. Nessuna intenzione di concedere rimborsi alle aziende esportatrici straniere. Sono questi i punti fermi emersi lunedì dalla riunione dei ministri del Commercio del G7 a Bruxelles, a cui ha partecipato anche il rappresentante Usa al Commercio Jamieson Lee Greer.
Per l’Italia c’era il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che – mentre Giorgia Meloni continua a tacere sulla sentenza – ha assicurato di aver “ottenuto rassicurazioni sulla volontà di non creare instabilità per le nostre imprese” e sostenuto che c’è ancora “un obiettivo comune su entrambe le sponde dell’Atlantico”, cioè “prevedibilità per le nostre imprese, rafforzamento del partenariato e rinnovato impegno per la crescita”. Nel frattempo però, da Roma, il ministro delle Imprese e del
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