All’improvviso, l’umiliazione. Ore difficili per Luciano Darderi, una tempesta nel mese più radioso e solare, proprio nel mese della cavalcata di Roma, che l’ha portato alla ribalta nazionale ed internazionale. Una sconfitta, quella di stanotte ad Amburgo con De Minaur, che stona parecchio con quanto scritto in queste settimane: semifinali di un 1000, scalata mozzafiato, 16° posto e best ranking nella classifica ATP.
Stanotte ad Amburgo però le cose sono andate in maniera diametralmente opposta rispetto a quanto desiderato. E soprattutto rispetto a quanto scritto proprio in questo periodo storico. Perché aveva scelto la Germania non tanto come percorso propedeutico a cavallo tra Roma e Roland Garros; bensì, trattandosi di un 500, per tornare a vincere un trofeo importante. Invece, dopo la bella doppia partenza quasi in scia della gesta capitoline, è arrivata la grande delusione: sconfitta con De Minaur ai quarti di finale. Per carità, si può perdere con il N9 al Mondo, soprattutto contro un elemento alla ribalta da molto più tempo nel grande tennis come l’australiano; ma farlo con doppio 6-0 e 6-3 diventa umiliante.
Un risultato che sporca quel che s’è vissuto fin qui. Ma come si spiega? Semplice, Darderi ha completamente finito la benzina. Stremato, è stato divorato fin dalle prime battuto. Colpo su colpo s’è sciolto, non riuscendo mai a replicare. Impotente. Ma adesso non c’è tempo per riposarsi: è già a Parigi. Sarà Roland Garros, senza tregua. Non c’è tempo per frenare. Ce la farà? Riuscirà a recuperare un minimo le energie per un torneo così impegnativo? Ad Amburgo intanto missione incompiuta, difficile al Roland replicare la scalata degli Internazionali.

