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Liberiamoci dal fossile. Legambiente a Piombino per partecipare alla manifestazione nazionale
«No all’Italia come hub del gas, sì a quello delle rinnovabili. Per accelerare la transizione energetica in Italia, non servono nuove infrastrutture a gas, ma occorre investire su più rinnovabili, efficienza, reti elettriche e accumuli, autoproduzione, impianti da fonti pulite necessari per traguardare l’orizzonte della decarbonizzazione al 2035. Ce lo impone da un lato la crisi climatica che sta accelerando il passo con impatti sempre più negativi sul Pianeta, ce lo chiede dall’altro lato l’Europa con il RePowerEu». E’ il messaggio che Legambiente rilancia oggi al Governo Meloni alla vigilia della manifestazione nazionale in programma domani a Piombino, dove l’associazione sarà presente, indicando all’Esecutivo «La vera strategia energetica che serve al Paese e quattro azioni da mettere in campo per accelerare lo sviluppo delle fonti pulite, oggi ostacolate da burocrazia e da blocchi di amministrazioni locali e regionali, Sovrintendenze e comitati Nimby dei cittadini e Nimto degli eletti».
In particolare, per l’associazione ambientalista «Occorre potenziare gli uffici delle Regioni che rilasciano le autorizzazioni affinché gestiscano meglio i progetti che si stanno accumulando, che vengano aggiornate le linee guide sull’installazione delle rinnovabili rimaste ferme al DM del 2010 (allora non esisteva la tecnologia per l’eolico offshore e nemmeno l’agrivoltaico) pensando sia agli obiettivi di decarbonizzazione al 2035 sia al modo migliore di integrarle nei territori; ma anche aggiornando e approvando il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima e quello di adattamento ai cambiamenti climatici, quest’ultimo in fase di consultazione pubblica».
Il Cigno Verde ricorda che «L’Italia è in forte ritardo nella diffusione delle rinnovabili, preferendo di gran lunga le fonti fossili come dimostrano i 41,8 miliardi di euro stanziati nel 2021 per questo settore. Ben 7,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente». Per questo Legambiente, insieme al suo coordinamento nazionale giovani, sarà domani a Piombino per far sentire la sua voce. Gli ambientalisti sottolineano che «A differenza del gas e delle altre fonti fossili, le energie rinnovabili, sole e vento, sono gratis. Per questo non sono più ammessi ritardi. Se in questi anni lo sviluppo delle FER (solare + eolico) fosse andato avanti con lo stesso incremento annuale medio registrato nel triennio 2010‐2013 (pari a 5.900 MW l’anno), oggi l’Italia avrebbe potuto ridurre i consumi di gas metano di 20 miliardi di metri cubi l’anno, riducendo le importazioni di gas dalla Russia del 70%».
Il Presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, denuncia che «Il paradosso dell’Italia è che continua a lavorare ed investire sulle fonti fossili molto più di quanto faccia sulle rinnovabili. L’Esecutivo Meloni, sulla scia dell’ex governo Draghi, con le politiche di diversificazione degli approvvigionamenti di gas fossile e il conseguente sviluppo di nuove infrastrutture nel Paese rischia di peggiorare la situazione. Per questo domani saremo in piazza a Piombino alla manifestazione di “Liberiamoci dal Fossile”. Il Governo Meloni abbia il coraggio di invertire la rotta: è urgente snellire e semplificare gli iter autorizzativi, a partire, dai nuovi progetti di eolico a terra e a mare, accelerare sulla realizzazione dei grandi impianti a fonti pulite, sull’agrivoltaico che produce elettricità come integrazione e non sostituzione della coltivazione agricola, su reti elettriche e accumuli, sulla diffusione delle comunità energetiche che usano localmente energia prodotta da fonte rinnovabile; senza dimenticare una seria politica di riqualificazione del patrimonio edilizio capace di rispondere con i fatti alle nuove Direttive europee. Questa è la rotta giusta per accelerare la transizione energetica ed ecologica del Paese».
Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, aggiunge: «Le nostre vertenze si nutrono sempre di una visione alternativa, di proposte concrete e praticabili. Aderire alla manifestazione nazionale liberiamoci dal fossile significa per noi confermare l'opzione verso un modello energetico decentrato, partecipato, pulito, basato sulle fonti rinnovabili e sul risparmio, da tutti i punti di vista. Circoli, attivisti e simpatizzanti di Legambiente Toscana sabato 11 marzo saranno tutti a Piombino!»
Per Legambiente il Paese sta andando a due velocità: «Da una parte c’è la corsa nella direzione sbagliata, verso le fonti fossili e in particolare verso nuovi rigassificatori, dall’altra quella a rilento delle rinnovabili e degli impianti da fonti pulite. Ad esempio, nel caso di Ravenna si stima la messa in funzione del nuovo rigassificatore nel 2024, basteranno dunque quattro mesi per autorizzare il rigassificatore che dovrebbe funzionare per ben 25 anni, tempistiche che non sono minimamente giustificabili attraverso il pretesto dell’emergenza. Dall’altra parte sono 4 anni che l’impianto eolico davanti alla costa romagnola è in attesa dell’autorizzazione. Un intervento su cui anche la Regione Emilia-Romagna s’era scatenata contro, prima che l’azienda rimodulasse il layout dell’impianto».
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Birol (Iea): l’Unione europea si prepari a un nuovo aumento dei prezzi del gas
Durante una serie di incontri ad alto livello a Bruxelles, il direttore esecutivo dell'International energy agency (Iea), Fatih Birol ha incontrato i leader delle principali istituzioni dell'Unione europea per discutere della crisi energetica globale e delle opportunità e sfide che l'Europa deve affrontare mentre cerca di rafforzare la sua sicurezza energetica e di far progredire la sua transizione energetica green.
In un incontro con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, Birol ha delineato le misure per preparare l'Europa al prossimo inverno e mitigare i rischi di un'eventuale recrudescenza della crisi energetica entro la fine dell'anno. Dopo aver evidenziato «I progressi compiuti dall'Ue nel ridurre la sua dipendenza dal gas naturale russo negli ultimi 12 mesi, dimostrando quanto siano essenziali risposte politiche efficaci e tempestive nei momenti di crisi», il capo dell’Iea ha avvertito che «In futuro, i prezzi di energia dell'Ue avranno un notevole innalzamento e non sarà più disponibile gas naturale a basso costo. I prezzi di gas naturale non saranno più gli stessi di prima delle sanzioni occidentali contro la Russia. E i consumatori dovrebbero essere preparati a questo».
Michel e Birol hanno poi avuto un’ampia discussione sul rafforzamento della competitività industriale dell'Europa mentre altri paesi e regioni stanno intensificando gli sforzi per attrarre maggiori investimenti nella produzione di tecnologie per l'energia pulita».
Birol ha anche incontrato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans e i due hanno discussi
Tik tok contro il Willow Project petrolifero in Alaska. Diventa virale la campagna per salvare la fauna artica
Il primo febbraio, il Bureau of Land Management (BLM) ha pubblicato la sua dichiarazione finale sull'impatto ambientale del Willow Project nel North Slope, in Alaska, che autorizza ConocoPhillips a portare avanti il progetto che è una delle più grandi nuove proposte petrolifere degli Stati Uniti d’America. Il sito di tivellazione si troverebbe nella National Petroleum Reserve, la più vasta area di territorio pubblico vergine negli Stati Uniti.
Le associazioni ambientaliste si sono subito dichiarate contrarie. In una nota congiunta Sovereign Iñupiat for a Living Arctic, Alaska Wilderness League, Trustees for Alaska, Friends of the Earth, Conservation Lands Foundation, Environment America, Earthjustice, Defenders of Wildlife, League of Conservation Voters, Northern Alaska Environment Center, Sierra Club, The Wilderness Society, Evergreen Action, Chesapeake Climate Action Network e Greenpeace Usa hanno ricordato che «L'amministrazione Biden ha il potere di negare i permessi e dovrebbe farlo quando emetterà la sua decisione finale. Un enorme contributo pubblico e scientifico ha dimostrato la minaccia che questa proposta rappresenta per la regione artica e per le persone e gli animali che vi abitano. Willow inquinerebbe l'acqua e l'aria, interromperebbe le migrazioni degli animali, distruggerebbe l'habitat degli animali, emetterebbe tanto carbonio quanto il funzionamento di 76 centrali a carbone per un anno e fungerebbe da hub per la futura industrializzazione del petrolio e del gas e l'inquinamento per i decenni a venire. Il progetto avrebbe impatti devastanti sull'intera regione artica occidentale, ponendo gravi minacce per la salute, l'ambiente e la sicurezza alimentare alle comunità native dell'Alaska».
Per Sierra Club, «Nessun singolo progetto di petrolio e gas rappresenta una minaccia maggiore per gli obiettivi climatici e di protezione delle public lands dell'amministrazione Biden. Il Willow Project ha il potenziale per annullare completamente i progressi dell'energia pulita che abbiamo già fatto e bloccarci nella trivellazione di combustibili fossili per altri 30 anni». Ma Sierra Club è convinta che «Il presidente Biden ha ancora l'opportunità di essere un eroe climatico rifiutando la raccomandazione del BLM». L’associazione (la più grande e vicina al Partito democratico) è però consapevole che questo accadrà «Solo se dimostreremo che le persone in tutto il paese non vogliono che questo progetto vada avanti. Questa è la nostra ultima occasione per fermare questo disastroso progetto una volta per tutte! Dobbiamo dire al presidente Biden forte e chiaro che fermare il progetto Willow è fondamentale se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi climatici!»
Per questo Sierra Club (che ha circa 3 milioni di soci) ha lanciato una petizione online che chiede al presidente Biden di non approvare il Willow Project. Ma l’ostacolo più grosso sembra venire da un social media inaspettato: l'opposizione è cresciuta rapidamente nelle ultime settimane perché la campagna #stopwillow è diventata virale su TikTok.
ConocoPhillips è corsa ai ripari e ha lanciato una campagna “informativa” nella quale assicura che il progetto creerà migliaia di posti di lavoro e entrate per la gente del posto. E, rispondendo alle accuse degli ambientalisti, il portavoce di ConocoPhillips Dennis Nuss ha dichiarato abbastanza spericolatamente alla BBC: «Riteniamo che questo progetto si adatti alle priorità dell'amministrazione Biden in materia di giustizia ambientale e sociale, facilitando la transizione energetica e migliorando la nostra sicurezza energetica».
Ma le argomentazioni della multinsazionale petrolifera non convincono per nulla u i leader degli Iñupiaq, un popolo nativo dell'Alaska, che sono molto preoccupati pèer gli impatti ambientali locali del progetto, compresi il disturbo alla fauna selvatica locale, l'interruzione delle pratiche di caccia tradizionali e il declino della qualità dell'aria.
Ospita specie critiche tra cui orsi polari e popolazioni di caribù istrice.
Rosemary Ahtuangaruak, del comitato consultivo del movimento Iñupiaq e sindaca di Nuiqsut, ha detto che «Le misure di mitigazione non sono sufficienti. Conosciamo il nostro modo di vivere e l'importanza delle nostre generazioni future e non c'è nulla nel nuovo documento che ci dia garanzie che non saremo messi a rischio».
Na altri leader locali del North Slope - sono favorevolial progetto e ai benefici economici che potrebbe portare alle comunità locali. Come Asisaun Toovak, sindaco di Utqiaģvik che ha detto: «Sono molto favorevole al Willow Project e lo è anche la maggior parte della mia comunità. Il gettito fiscale derivante dal progetto sarebbe un'ancora di salvezza per il North Slop che ha un disperato bisogno di alloggi a prezzi accessibili».
Anche il sindaco di Toovak, Nagruk Harcharek, presidente di Voice of the Arctic Iñupiat, una rete di 24 gruppi indigeni locali, ha detto alla BBC di essere fiducioso che il progetto verrà realizzato in modo responsabile: «Stiamo coesistendo con lo sviluppo sin dal gasdotto Trans-Alaska. Se mai ci fosse un progetto che pensassimo possa minacciare il nostro stile di vita di sussistenza, non lo sosterremmo». Poi, mettendo da parte la sussistenza, se l’è presa con la crescente opposizione sui social media: «E’ davvero difficile da vedere. Le nostre voci sono sminuite da persone che non vivono qui. Non capiscono la durezza della vita sul North Slope».
Infatti, nell’ultima settimana i video #stopwillow su TikTok hanno avuto 20 milioni di visualizzazioni negli Usa e i giovani TikToker che li pubblicano chiedono di inviare lettere a Biden chiedendogli di non approvare il progetto e a Biden sarebbero gu ià arrivate un milione di lettere, anche da imprese come Patagonia.
A febbraio, la ventenne Elise Joshi, studentessa universitaria alla università della California Berkley e direttrice esecutiva di Gen Z for Change, una coalizione di giovani ambientalisti che utilizzano piattaforme online per stimolare il cambiamento sociale.
ha creato uno dei primi TikTok contro il Willow Project, definendolo «Una bomba al carbonio» e aggiungendo: «Non possiamo permetterci più progetti sui combustibili fossili» ed è rimasta sorpresa quando il suo video #StopWillow ha avuto oltre 300.000 visualizzazioni perché «Il clima non ha il suo momento di grandeviralità». , ha detto Joshi.
Anche il 25enne Alex Haraus fa parte di #StopWillow Tiktok e sottolinea che «Migliaia di altre persone stanno facendo contenuti come questo. Non è una persona in particolare. Sono solo così tante persone con così tanti background, perché tutti si sentono autorizzati a parlarne».
Intanto, una petizione messa ieri online su change.org che chiede di fermare il Willow Project per motivi ambientali ha già raccolto già più di 3e milioni di firme, risultando già una delle petizioni più firmate sulla piattaforma.
Il senatore repubblicano dell'Alaska Dan Sullivan, ha ipotizzato che questo trend dei social media possa essere opera di influenze esterne e ha presentato un nuovo disegno di legge per limitare TikTok dicendo che «Forse è il Partito Comunista Cinese che cerca di influenzare i giovani americani». Ma probabilmente il segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping, appena rieletto presidente della Repubblica popolare cinese e presidente della Commissione Militare Centrale (CMC), in questi giorni aveva altro a cui pensare.
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Per i bambini dell’Europa e dell’Asia centrale si aggravano le disuguaglianze
Secondo il nuovo rapporto "Situation Analysis of Children Rights in Europe and Central Asia: Unequal progress, Children left behind" pubblicato dall'Unicef, «Una pandemia globale, le calamità naturali e i conflitti in corso negli ultimi due anni hanno avuto un impatto sul benessere di un numero crescente di famiglie e bambini in Europa e Asia centrale, rendendoli più vulnerabili alle disparità».
Il rapporto, il primo nel suo genere a riunire i dati e le analisi esistenti per tutti i Paesi della regione, evidenziando al contempo le lacune cruciali di dati che devono essere colmate, evidenzia l'aggravarsi delle disuguaglianze e sollecita i Paesi a «Mettere in atto sistemi efficaci per sostenere i bambini a rischio di povertà ed esclusione sociale».
Afshan Khan, direttore regionale dell'Unicef per l'Europa e l'Asia centrale, sottolinea che «La guerra in Ucraina, la pandemia da Covid-19, i cambiamenti climatici e l'attuale crisi economica ed energetica hanno spinto molte famiglie nell'incertezza, incidendo sul loro benessere e su quello dei loro figli. Tuttavia, la mancanza di dati su come questi eventi abbiano influito sui diritti dei bambini rende difficile valutare come soddisfare le esigenze dei bambini e delle famiglie più vulnerabili, in modo che nessun bambino della regione venga lasciato indietro».
Lo studio traccia un quadro preoccupante delle disparità nell'accesso alla salute e all'istruzione per i bambini più poveri e vulnerabili de tra questi i bambini rom e gli 11 milioni di bambini con disabilità sono tra i più svantaggiati quando si tratta di accedere a un'istruzione di qualità: «Mentre i bambini rom in Europa hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola, sia a livello primario che secondario, senza aver acquisito le competenze fondamentali, i bambini con disabilità rimangono esclusi dalla scuola e dall'apprendimento di alta qualità».
Le disparità nell'assistenza sanitaria ai bambini sono enormi: «Sebbene l'Europa e l'Asia centrale includano i Paesi con il minor numero di decessi fra i bambini con meno di un anno e con meno di cinque anni a livello globale – dice l’Unicef - alcuni Paesi registrano tassi di mortalità al di sotto dei cinque anni superiori alla media mondiale. Più della metà di questi decessi sono dovuti a malattie prevenibili e curabili». La pandemia da Covid-19 ha colpito duramente i servizi di vaccinazione di routine, con il 95% dei Paesi che ha registrato un arretramento nella copertura vaccinale e ogni anno quasi 1 milione di bambini nella regione non riceve le vaccinazioni previste.
La regione dell'Europa e dell'Asia centrale ha uno dei tassi più alti al mondo di bambini separati dalle famiglie e di bambini in strutture di assistenza residenziale. I dati disponibili mostrano che «I bambini rom e i bambini con disabilità sono rappresentati in modo sproporzionato nelle strutture di assistenza residenziale».
I problemi principali sono il benessere emotivo e l’inquinamento ambientale.
La pandemia di Covid-19 ha avuto anche ripercussioni anche sul benessere emotivo e mentale dei bambini: «Il suicidio è oggi la seconda causa di morte nei Paesi ad alto reddito dell'Europa e dell'Asia centrale», si legge nel rapporto.
Nella regione l'inquinamento atmosferico è il rischio ambientale più significativo: si stima che in Europa e Asia centrale 4 bambini su 5 respirino aria inquinata. Inoltre, molte comunità non hanno le conoscenze e le competenze necessarie per proteggersi dagli impatti del cambiamento climatico.
Oltre al numero senza precedenti di rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina, i rifugiati e migranti provenienti da altre parti del mondo che arrivano in Europa e in Asia centrale continuano ad aumentare, «Mettendo a dura prova le capacità dei governi ospitanti di sostenere un accesso equo a servizi di base di qualità – evidenzia l’Unicef - Le carenze riguardano le strutture di alloggio e i servizi igienici, i servizi sanitari e di protezione, le opportunità di apprendimento, le misure per prevenire e affrontare la violenza di genere e l'assistenza e il sostegno ai bambini non accompagnati e separati».
Sin dalla pubblicazione nel 2022 del rapporto "L'impatto della guerra in Ucraina e della successiva recessione economica sulla povertà dei bambini nell'Europa orientale e nell'Asia centrale", l'Unicef ha chiesto «Un sostegno continuo ed esteso per rafforzare i sistemi di protezione sociale in tutta l'Europa e l'Asia centrale e di dare priorità ai finanziamenti per i programmi di protezione sociale, compresi i programmi di assistenza in denaro per i bambini e le famiglie vulnerabili». Ora, dopo aver aggiornato il quadro della situazione dei bambini in Europa e Asia centrale, l'Unicef «Esorta i sistemi nazionali della regione - compresi i sistemi per l'istruzione, la salute, la protezione dell'infanzia e l'assistenza sociale - a soddisfare i bisogni di tutti i bambini, soprattutto quelli più vulnerabili, e a dare priorità ai bambini nella raccolta e nell'analisi dei dati».
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Servizi pubblici, dalle top utility investimenti in crescita del 50%
Dopo lo shock subito con l’arrivo della pandemia, il mondo dei servizi pubblici ha reagito accelerando sul fronte degli investimenti: nel 2021 le 100 maggiori utility italiane sono arrivate a valere 152 mld di euro (l’8,5% del Pil, +18,6% rispetto ai livelli pre-covid), con investimenti in crescita del 50% a 11 mld di euro.
Sono questi i principali dati presentati oggi a Milano all’interno dello studio Le performance delle utility italiane, nel corso del Top Utility, l’evento annuale organizzato da Althesys in collaborazione con Utilitalia che, come ogni anno, mostra lo stato dell’arte nei settori acqua, energia e rifiuti.
«Questi macro-trend – spiega l’economista Alessandro Marangoni, ad di Althesys – impattano su un tessuto industriale piuttosto diversificato nel quale coesistono grandi gruppi energetici, multiutility e piccole e medie realtà locali concentrate su pochi settori. Uno sguardo d’insieme alle performance dei servizi delle Top100 conferma la tendenza di fondo di miglioramento, già emersa nelle precedenti edizioni, nei settori ambientali (acqua e rifiuti) e la sostanziale stabilità di quelli energetici. Nonostante la grande resilienza e capacità di adattamento mostrati, tuttavia, il quadro rimane incerto e i rischi geopolitici sui business ancora elevati».
Le maggiori 100 sono soprattutto monoutility idriche (35%), multiutility (26%) ed aziende di servizi ambientali (23%), con una minoranza attive solo nella distribuzione/vendita di gas (7%) e pochi grandi player energetici nazionali e internazionali. Solo 15 imprese superano il miliardo di euro di ricavi, mentre 56 sono sotto i 100 milioni e una spiccata vocazione territoriale.
«Tra pandemia, crisi energetica e siccità – aggiunge il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – negli ultimi tre anni le utility si sono trovate ad affrontare una serie di situazioni emergenziali che hanno rappresentato sfide enormi per il comparto. Ciò nonostante, le imprese non si sono limitate a garantire la continuità dei servizi e ad attivare tutte le azioni volte a minimizzare i disagi e la minore esposizione possibile a carico dei cittadini, ma hanno continuato a sviluppare progetti fondamentali per supportare la transizione ecologica del Paese».
Un contesto passato in rassegna dal team di ricerca Top Utility usando molteplici parametri (economico-finanziari, ambientali, comunicazione, customer care, formazione e ricerca&sviluppo), fino ad individuare la migliore utility italiana: un riconoscimento quest’anno va a Brianzacque, che si aggiudica il premio Top Utility Assoluto, mentre della cinquina finale facevano parte anche Cidiu, Contarina, Estra e Hera.
Più in generale, la transizione ecologica e la sensibilità verso i temi sociali sono da tempo al centro delle strategie delle migliori utility. Quasi tutte adottano certificazioni ISO 9001 e 14001 e crescono le Top100 che redigono il rapporto di sostenibilità (74% nel 2021). Guadagnano poi terreno le politiche per la diversità e l’inclusione ma un ulteriore sforzo è necessario.
L’attenzione alle risorse umane, che è sempre stata un fattore chiave nelle utility, diventa ancora più rilevante nelle fasi di trasformazione che stiamo affrontando. I dati mostrano come le aziende offrano formazione alla quasi totalità dei dipendenti (93%). Le ore previste però variano molto, con casi virtuosi di oltre 40 ore annuali per dipendente contro un dato medio intorno alle 17 ore.
In conclusione, il settore dei servizi pubblici mostra un miglioramento del quadro complessivo evidenziato dal forte aumento degli investimenti concentrati prevalentemente sui profili tecnologici: è significativo, ad esempio, che la quasi totalità delle utility abbia avviato progetti per digitalizzazione e innovazione, tra sensoristica e intelligenza artificiale e che siano aumentati i brevetti ottenuti.
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Torna Nontiscordardimé, operazione scuole pulite 2023
«Migliorare le scuole e renderle più accoglienti e confortevoli, coinvolgendo l'intera comunità scolastica in piccoli lavori di manutenzione, dal rinfrescare e decorare le pareti di classi e corridoi al piantare alberi e fiori, fino alla realizzazione di orti scolastici, ripensando e abbellendo gli spazi interni ed esterni» è questa la missione di Italia “Nontiscordardimé - Operazione Scuole Pulite 2023”, la storica campagna di volontariato di Legambiente dedicata alla riqualificazione e rigenerazione degli edifici scolastici che vede protagonisti studenti, insegnati, genitori e volontari che torna il 10 e 11 marzo torna in tutta Italia.
Al centro della XXV edizione dell’iniziativa, alla quale hanno aderito 2.875 classi per un totale 282 scuole, la lotta ai cambiamenti climatici, obiettivo dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in cui la scuola gioca un ruolo fondamentale nell’informare e sensibilizzare i ragazzi sulle cause e a stimolarli nel praticare semplici gesti per contrastarli, a partire dal luogo che frequentano tutti i giorni. Come organizzare mercatini del riuso baratto, puntare sempre più a una raccolta differenziata a scuola e in classe, utilizzare in modo ragionevole riscaldamenti, luce e acqua e scegliere una mobilità a basso impatto ambientale.
Novità di questa edizione è il focus sull’Inefficienza energetica del patrimonio scolastico, presentato oggi in un webinar sul canale YouTube di Energia Legambiente, nell‘ambito della campagna Civico 5.0, che analizza le termografiei di 33 edifici di scuole e università di Roma: 2 scuole dell'Infanzia, 1 scuola dell'infanzia e primaria, 10 scuole primarie e secondarie di primo grado, 9 scuole secondarie di secondo grado, e 11 facoltà e dipartimenti universitari.
Legambiente denuncia che «Tutti gli edifici scolastici presi in considerazione hanno presentato criticità più o meno gravi legate a dispersioni di calore (da travi e solai, infissi, cassettoni e termosifoni) con conseguente aumento dei costi in bolletta, sprechi energetici ed emissioni climalteranti. Anche gli edifici storici, nonostante le mura più spesse, hanno registrato dispersioni dalle pareti, dove sono visibili le impronte termiche dei termosifoni, infissi e cassoni per le serrande». Il caso di Roma è solo l’emblema del forte ritardo delle amministrazioni sulla messa in sicurezza degli edifici e sull’efficientamento energetico, come evidenziato anche dalla XXII edizione di Ecosistema Scuola.
Roberto Scacchi, presidente Legambiente Lazio, ha commentato: «Se il settore edilizio è tra i più energivori e climalteranti, l’edilizia scolastica non fa eccezione in tema di inefficienza. Nella Capitale quanto emerge dalle analisi termografiche, conferma un quadro preoccupante: per gli edifici analizzati, per gli oltre 1.200 edifici scolastici di tutta Roma e per le scuole italiane in generale; luoghi energivori come pochi vista l’enorme dispersione di calore, causata da strutture non in grado di rispondere alle esigenze di efficientamento, che devono essere invece una delle pietre angolari nella sfida verso la transizione ecologica. L’efficienza energetica rappresenta infatti un elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi climatici, per rinforzare l’indipendenza energetica dell’Italia e per ridurre le spese energetiche. Per questo servono politiche serie e concrete di decarbonizzazione del settore, tema su cui il Governo Meloni ad oggi si sta muovendo in direzione opposta agli interessi del Paese».
Legambiente indica una roadmap per recuperare i forti ritardi degli edifici scolastici italiani sull’efficientamento energetico: «In primo luogo, è urgente completare l’anagrafe scolastica per tutti gli edifici e rendere pubbliche le condizioni e le entità dei fabbisogni; rivedere poi i parametri di ripartizione dei fondi, orientando maggiori investimenti verso i territori soggetti a svantaggi socio-ambientali e con gap infrastrutturale; inaugurare una generazione di scuole sostenibili e innovative, aperte al territorio e dotate di servizi integrati. E ancora procedere, attraverso i fondi del PNRR, all’efficientamento energetico degli edifici e all’installazione di impianti di energia rinnovabile, raggiungendo una diminuzione dei consumi almeno del 50%. Incentivare la costituzione di comunità energetiche rinnovabili e solidali (C.E.R.S.); una seria e concreta politica di efficientamento del settore edilizio, in grado di affrontare le sfide della decarbonizzazione del settore, eliminando ad esempio le caldaie a fonti fossili dal sistema premiante e obbligando all'utilizzo di materiali innovativi e sostenibili. Infine, rivedere il sistema di incentivi in tema di edilizia e riqualificazione energetica».
Claudia Cappelletti, responsabile scuola e formazione di Legambiente, conclude: «La XXV edizione di Nontiscordardimé – dichiara è l’occasione per tutta la comunità scolastica di essere protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici, co-progettando e intraprendendo azioni concrete per la sostenibilità; senza dimenticare quelli che sono i problemi quotidiani di molti edifici scolastici, troppo spesso vecchi, poco sicuri e sostenibili, con una importante necessità di interventi di riqualificazione e rigenerazione».
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