Tag results for: Economia ecologica

Particolato PM2,5: solo lo 0,001% della popolazione mondiale al di sotto dei livelli di sicurezza Oms

Lostudio“Global estimates of daily ambient fine particulate matter concentrations and unequal spatiotemporal distribution of population exposure: a machine learning modelling study”, pubblicato su The Lancet da un team di ricercatori australiani - cinesi guidati dalla Monash University, è il primo ad analizzare particolato fine (PM 2.5 ) ambientale quotidiano in tutto il mondo e ha rivelato che «Solo lo 0,18% della superficie terrestre globale e lo 0,001% della popolazione mondiale sono esposti a livelli di PM 2,5 – il  principale fattore di rischio per la salute ambientale al mondo - al di sotto dei livelli di sicurezza raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS)». Alla Monash University di Melbourne  dicono che «E’ importante sottolineare che mentre i livelli giornalieri si sono ridotti in Europa e Nord America nei due decenni fino al 2019, i livelli sono aumentati in Asia meridionale, Australia, Nuova Zelanda, America Latina e Caraibi, con oltre il 70% dei giorni a livello globale che vedono livelli al di sopra di quel che è sicuro». La mancanza di centraline di monitoraggio dell'inquinamento atmosferico a livello globale ha comportato una mancanza di dati sull'esposizione locale, nazionale, regionale e globale al PM 2,5, il nuovo studio condotto dal team guidato da Yuming Guo, della Monash University School of Public Health and Preventive Medicine, fornisce una mappa di come il PM 2.5 è cambiato in tutto il mondo negli ultimi decenni Guo spiega che «Per valutare più accuratamente le concentrazioni di PM 2,5 a livello globale Il team di ricercatori ha utilizzato le tradizionali osservazioni di monitoraggio della qualità dell'aria, rilevatori meteorologici e di inquinamento atmosferico satellitari, metodi statistici e di apprendimento automatico. In questo studio, abbiamo utilizzato un approccio innovativo di apprendimento automatico per integrare più informazioni meteorologiche e geologiche per stimare le concentrazioni giornaliere di PM 2,5 a livello della superficie globale a un'elevata risoluzione spaziale di circa 10 km×10 km per le celle della griglia globale nel 2000-2019, concentrandosi su aree superiori a 15 μg/m3 che è considerato il limite di sicurezza dall'Oms (la soglia è ancora discutibile)». Dallo studio emerge che la concentrazione annuale di PM 2,5 e i giorni di elevata esposizione a PM 2,5 in Europa e Nord America sono diminuiti nel corso dei 20 anni di durata della ricerca, mentre le esposizioni sono aumentate in Asia meridionale, Australia e Nuova Zelanda, America Latina e Caraibi. Inoltre, lo studio ha rilevato che: Nonostante una leggera diminuzione dei giorni di esposizione ad alto PM 2,5 a livello globale, nel 2019 oltre il 70% dei giorni presentava ancora concentrazioni di PM 2,5 superiori a 15 μg/m3. Nell'Asia meridionale e orientale, oltre il 90% dei giorni ha avuto concentrazioni giornaliere di PM 2,5 superiori a 15 μg/m3. Australia e Nuova Zelanda hanno registrato un marcato aumento del numero di giorni con alte concentrazioni di PM 2,5 nel 2019. A livello globale, la media annua di PM 2 . 5 dal 2000 al 2019 era di 32,8 µg/m3. Le concentrazioni più elevate di PM 2,5 sono state distribuite nelle regioni dell'Asia orientale (50,0 µg/m3) e dell'Asia meridionale (37,2 µg/m3), seguite dall'Africa settentrionale (30,1 µg/m3). L'Australia e la Nuova Zelanda (8,5 μg/m3), altre regioni dell'Oceania (12,6 μg/m3) e l'America meridionale (15,6 μg/m3) hanno registrato le concentrazioni annuali di PM 2,5 più basse. Sulla base del nuovo limite delle linee guida dell'Oms del 2021, solo lo 0,18% della superficie terrestre globale e lo 0,001% della popolazione mondiale sono stati esposti a un'esposizione annuale inferiore a questo limite delle linee guida (media annuale di 5 μg/m3) nel 2019. Guo fa notare che «Le concentrazioni non sicure di PM 2,5 mostrano anche diversi modelli stagionali. Incluse la Cina nord-orientale e l'India settentrionale durante i mesi invernali (dicembre, gennaio e febbraio), mentre le aree orientali del Nord America avevano un alto PM 2,5 nei mesi estivi ( giugno, luglio e agosto). Abbiamo anche registrato un inquinamento atmosferico da PM 2,5 relativamente elevato in agosto e settembre in Sud America e da giugno a settembre nell'Africa subsahariana». Guo conclude: «Lo studio è importante perché fornisce una profonda comprensione dello stato attuale dell'inquinamento dell'aria esterna e dei suoi impatti sulla salute umana. Con queste informazioni, i responsabili politici, i funzionari della sanità pubblica e i ricercatori possono valutare meglio gli effetti sulla salute a breve e lungo termine dell'inquinamento atmosferico e sviluppare strategie di mitigazione dell'inquinamento atmosferico». L'articolo Particolato PM2,5: solo lo 0,001% della popolazione mondiale al di sotto dei livelli di sicurezza Oms sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Rifiuti speciali, slitta la presentazione del Mud: c’è tempo fino a luglio

Il termine per adempiere agli obblighi previsti dalla normativa in merito al Modello unico di dichiarazione ambientale (Mud) slitta ai primi giorni di luglio, come informa il ministero dell’Ambiente. Il decreto della presidenza del Consiglio che aggiorna la modulistica per il Mud è atteso entro il 10 marzo in Gazzetta ufficiale; da quel momento scatteranno 120 giorni di tempo per gli operatori di settore, facendo così slittare gli obblighi tra il 4 e il 10 luglio prossimi, in base all’effettiva data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. Le dichiarazioni Mud, è utile ricordare, rappresentano la principale fonte di informazione per stimare la produzione nazionale dei rifiuti speciali, che ammontano a circa il quintuplo dei rifiuti urbani. Si tratta di un mondo dove la certezza dell’informazione, purtroppo, è ancora utopia. Basti osservare che, ai sensi del comma 3 dell’art. 189 del decreto legislativo n.152/2006, sono tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale solo gli Enti e le imprese produttori di rifiuti pericolosi e quelli che producono i rifiuti non pericolosi, di cui all’articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g) del citato decreto; per i rifiuti non pericolosi, sono esclusi dall’obbligo di presentazione della dichiarazione i produttori iniziali con meno di 10 dipendenti. Di fatto, dunque, gran parte degli operatori di settore resta escluso dagli obblighi Mud: non a caso anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) arriva a stimare il 49,8% dei rifiuti non pericolosi, non potendo accedere a fonti certe nel merito. L'articolo Rifiuti speciali, slitta la presentazione del Mud: c’è tempo fino a luglio sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Edf, Edison e Ansaldo siglano un accordo per portare il «nuovo nucleare» in Italia

Senza dare al momento troppo nell’occhio, lo Stato italiano e quello francese hanno lanciato un’alleanza per provare a far tornare l’energia nucleare nel Bel Paese, puntando al contempo ad aumentarne la diffusione nel resto d’Europa. Il gruppo Ansaldo (dove il ministero dell’Economia ha un ruolo determinante tramite la partecipazione di Cdp), Edison (controllata da Edf) ed Edf (controllata dallo Stato francese, nonché primo produttore di energia nucleare al mondo) hanno infatti siglato una lettera d’intenti per «collaborare allo sviluppo del nuovo nucleare in Europa e favorirne la diffusione, in prospettiva anche in Italia». «Obiettivo dell’accordo – spiegano le tre società – è di valorizzare nell’immediato le competenze della filiera nucleare italiana, di cui Ansaldo nucleare è capofila, a supporto dello sviluppo dei progetti di nuovo nucleare del gruppo Edf, e al contempo di avviare una riflessione sul possibile ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica in Italia». In particolare, i tre firmatari della lettera d’intenti «si impegnano a verificare le potenzialità di sviluppo e di applicazione del nuovo nucleare in Italia, date le crescenti esigenze di sicurezza e indipendenza energetica del sistema elettrico italiano». Non è ben chiaro quale sia il «nuovo nucleare» cui si fa riferimento nell’accordo, perché le tecnologie cui si accenna sono in realtà discusse già da decenni: gli European pressurized water reactor (Epr) e gli Small modular reactor (Smr). Un ottimo esempio della tecnologia Epr è fornito dalla centrale nucleare di Flamanville 3, un progetto che Edf sta cercando di concludere su suolo francese dal 2007: avrebbe dovuto completarsi in 6 anni, mentre l’attuale stima è di 15 anni. In compenso «il progetto prevedeva un costo dell’impianto di 3,3 miliardi di euro, che sarà di 12,4 miliardi secondo Electricité de France (Edf); ma la Corte de Conti francese ha rifatto il calcolo e ha detto che sarà di 19,1 miliardi di euro. Quasi sei volte tanto», come sottolinea l’esperto di energia e già docente di Fisica del reattore nucleare Giovanni Battista Zorzoli. In merito agli Small modular reactor, invece, la situazione è ancora più aleatoria: «Parliamo di reattori dei quali si è iniziato a parlare negli anni Ottanta del secolo scorso e attualmente sono in esercizio giusto tre prototipi. Uno che non produce elettricità, uno in Russia molto discusso perché installato su una piattaforma galleggiante, mentre il terzo è in Cina e se ne sa molto poco». Ciononostante, non sorprende la scelta di approfondire il «ruolo del nuovo nucleare nella transizione energetica in Italia», dato che la maggioranza politica che sostiene il Governo Meloni si è espressa più volte a favore. Ignorando così sia l’esito di due referendum popolari, sia i profili di insostenibilità ambientale ed economica che suggeriscono di non puntare sul nucleare per decarbonizzare il mix energetico italiano; se è vero che le fonti rinnovabili intermittenti (come eolico e solare) necessitano di tecnologie aggiuntive per poter coprire in modo efficace la domanda di energia baseload del Paese, questo è un obiettivo che può essere più agevolmente raggiunto investendo in sistemi di accumulo e in fonti rinnovabili non intermittenti (teoricamente la geotermia, da sola, potrebbe coprire il quintuplo del fabbisogno nazionale di energia). In ogni caso, è difficile dirsi quanto la lettera d’intenti firmata da Ansaldo, Edison ed Edf avvicini davvero l’ipotesi di un ritorno nucleare in Italia. Anche perché quando si passa dagli slogan politici alle ipotesi di localizzazione impiantistica, neanche lo stesso Governo Meloni sembra credere più di tanto alla boutade. Basti osservare cosa sta accadendo al Deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi, un’infrastruttura indispensabile per gestire in sicurezza tutti i rifiuti di questo tipo che abbiamo prodotto e che continuiamo ancora adesso a generare (ad esempio nei settori della medicina nucleare e dell’industria) nel nostro Paese. L’iter per la realizzazione del Deposito è iniziato nel 2010, durante il Governo Berlusconi IV, ed il completamento è atteso per il 2025; di fatto, ad oggi non è stata resa nota neanche la Carta nazionale delle aree idonee, tanto che il Governo Meloni ne ha fatto slittare la pubblicazione «verosimilmente entro il corrente anno», mentre il Deposito vero e proprio potrebbe entrare in esercizio nel 2030. Ovvero lo stesso anno per cui il leader della Lega Matteo Salvini fantasticava, in campagna elettorale, il completamento della prima centrale nucleare italiana. L'articolo Edf, Edison e Ansaldo siglano un accordo per portare il «nuovo nucleare» in Italia sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Il digital divide e l’8 marzo: I diritti digitali sono diritti delle donne (VIDEO)

Aprendo la 67esima sessione della Commission on the Status of Women (CSW), la vice.segretaria generale dell’Onu e direttrice esecutiva di UN Women, Sima Bahous,  ha detto che «Ora il mondo si confronta con un nuovo tipo di povertà, che esclude le donne e le ragazze in modi devastanti: quella della povertà digitale. Il digital divide è diventato il nuovo volto della disuguaglianza di genere, aggravata dall’ostracismo contro le donne e le ragazze che vediamo oggi nel mondo». Alla vigilia dell’8 marzo, la giornata internazionale della donna, la Bahous ha però evidenziato che «La rivoluzione digitale offre opportunità senza precedenti per donne e ragazze. Allo stesso tempo, ha anche dato origine a nuove profonde sfide, aggravando fortemente le disuguaglianze di genere. La relazione del Segretario generale è inequivocabile. Non raggiungeremo la parità di genere senza colmare il digital divide». Infatti, nel suo intervento António Guterres ha osservato che «Il CSW si sta iriunendo mentre i progressi sui diritti delle donne stanno svanendo, anche in paesi come l'Afghanistan, dove le donne e le ragazze sono state, in effetti, cancellate dalla vita pubblica, e mentre l'uguaglianza di genere sta allontanandosi sempre di più. La vostra attenzione quest'anno per colmare i gap di genere nella tecnologia e nell'innovazione non potrebbe essere più opportuna. Perché mentre la tecnologia avanza, le donne e le ragazze vengono lasciate indietro. La matematica è semplice: senza le intuizioni e la creatività di mezzo mondo, la scienza e la tecnologia realizzeranno solo la metà del loro potenziale. Poiché la disuguaglianza di genere è in definitiva una questione di potere, chiedo  un'azione urgente in tre aree, a partire dall'aumento dell'istruzione, del reddito e dell'occupazione per le donne e le ragazze, in particolare nel Sud del mondo. Occorre inoltre promuovere la piena partecipazione e la leadership delle donne e delle ragazze nel campo della scienza e della tecnologia. La comunità internazionale deve anche creare un ambiente digitale sicuro per donne e ragazze. A questo proposito, le Nazioni Unite stanno lavorando per promuovere un codice di condotta per l'integrità delle informazioni sulle piattaforme digitali, volto a ridurre i danni e aumentare la responsabilità». Il capo dell’Onu ha poii ricordato che «Promuovere il pieno contributo delle donne alla scienza, alla tecnologia e all'innovazione non è un atto di beneficenza o un favore alle donne, ma un “must” a beneficio di tutti. La CSW è una dinamo e un catalizzatore per la trasformazione di cui abbiamo bisogno. Insieme, respingiamo la spinta verso la misoginia e andiamo avanti per le donne, le ragazze e il nostro mondo». Ma la Bahous ha snocciolato cifre davvero preoccupanti che sono lo specchio di una regressione in corso: «I dati fanno riflettere. Le donne hanno il 18% in meno di probabilità rispetto agli uomini di possedere uno smartphone e molto meno probabilità di accedere o utilizzare Internet. Solo lo scorso anno, erano online 259 milioni di uomini in più rispetto alle donne. Solo il 28% dei laureati in ingegneria e il 22% dei lavoratori dell'intelligenza artificiale a livello globale sono donne, nonostante le ragazze eguaglino le prestazioni dei ragazzi nelle materie scientifiche e tecnologiche in molti Paesi. Nel settore tecnologico a livello globale, le donne non solo occupano meno posizioni, ma devono anche affrontare un gap retributivo di genere del 21%. Quasi la metà di tutte le donne che lavorano nella tecnologia ha subito molestie sul posto di lavoro. Il gap nell'accesso agli strumenti e alle opportunità digitali è più ampio laddove le donne e le ragazze sono spesso più vulnerabili. Questo gap colpisce in modo sproporzionato donne e ragazze con basso livello di alfabetizzazione o basso reddito, coloro che vivono in aree rurali o remote, migranti, donne con disabilità e donne anziane. Mette a repentaglio la nostra promessa di non lasciare indietro nessuno». E queste differenze hanno gravi conseguenze per le donne e le ragazze: «Il digitali divide può limitare l'accesso delle donne alle informazioni salvavita, ai prodotti di denaro mobile, all'estensione dell'agricoltura o ai servizi pubblici online – ha ricordato la leader di UN Woman -  A sua volta, questo influenza fondamentalmente se una donna completa la sua istruzione, possiede il proprio conto in banca, prende decisioni informate sul proprio corpo, nutre la sua famiglia o ottiene un impiego produttivo. Fondamentalmente, il digital divide è pervasivo perché la tecnologia è pervasiva in tutti gli aspetti della nostra vita moderna». Inoltre, occorre anche affrontare con fermezza le minacce alla sicurezza e al benessere delle ragazze derivanti da un abuso tecnologico: «Anche dove hanno accesso a strumenti e servizi digitali, la discriminazione ha preso piede e continua a trovare nuovi modi per negare loro i propri diritti – ha detto la Bahous  - Una ricerca ha dimostrato che l'80% dei bambini in 25 Paesi hanno riferito di sentirsi in pericolo di abuso e sfruttamento sessuale quando sono online, con le ragazze adolescenti che sono le più vulnerabili. Un sondaggio tra giornaliste donne di 125 Paesi ha rilevato che tre quarti avevano subito violenze online nel corso del loro lavoro e un terzo si era autocensurato in risposta. Le donne afghane che hanno parlato attraverso YouTube e blog hanno visto le loro porte contrassegnate dai talebani e molte sono fuggite dal loro Paese per mettersi in salvo. In Iran, e come rilevato nel rapporto del Segretario generale sulla situazione dei diritti umani in quel Paese, molte donne e ragazze continuano a essere prese di mira a causa della loro partecipazione a campagne online. Continuiamo a vedere gruppi radicali e alcuni governi che utilizzano i social media per prendere di mira le donne, in particolare le difensore dei diritti umani. Se temono rappresaglie, le attiviste  per i diritti delle donne non possono svolgere il proprio ruolo nel promuovere l'uguaglianza. Diventano, in effetti, invisibili.   Questa è la nuova repressione e oppressione digitale. Siamo totalmente solidali con le donne e le ragazze sottoposte a repressione e oppressione in tutto il mondo». La vice-segretaria generale dell’Onu non si nasconde difficoltà e pericoli: «La realtà è che quelle forze e quegli attori che vorrebbero negare alle donne e alle ragazze i loro diritti sono tanto adattabili quanto malvagi. Quindi, dobbiamo adattarci più velocemente e in modo più efficace di loro, con risposte più forti, protezioni e, in definitiva, maggiore determinazione. La tecnologia e l'innovazione sono davvero fattori abilitanti. Ciò che consentono dipende da noi. Allo stesso tempo, la rivoluzione digitale offre il potenziale per un miglioramento senza precedenti nella vita delle donne e delle ragazze. Non dobbiamo respingerla». Ma la ricerca di UN Women e DESA mostra che il progresso globale verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile  è diventato più precario che mai: «Viviamo in un mondo di poli-crisi che rendono il progresso sempre più disomogeneo anche nello spazio digitale, creando barriere nuove e uniche per donne e ragazze – ha sottolineato la Bahous - Queste crisi spaziano dalle sfide ancora irrisolte del Covid, al divario economico globale che  fa crescere disuguaglianze senza precedenti nell'accesso al cibo e all'energia, ai conflitti e all'instabilità come quelli in Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Myanmar, Territori palestinesi occupati, Ucraina e Yemen. Abbiamo bisogno di tutti gli incentivi che possiamo trovare per riportare in carreggiata gli SDG. La tecnologia e l'innovazione sono comprovati acceleratori per guidare progressi concreti, ancora una volta, attraverso l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.  Sfruttate in modo efficace, la tecnologia e l'innovazione possono cambiare le regole del gioco per catalizzare la riduzione della povertà, ridurre la fame, aumentare la salute, creare nuovi posti di lavoro, mitigare i cambiamenti climatici, affrontare le crisi umanitarie, migliorare l'accesso all'energia e rendere intere città e comunità più sicure e più sostenibili, a beneficio donne e ragazze. In innumerevoli modi, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dipendono dalla capacità del mondo di sfruttare la tecnologia e l'innovazione. Guardate i social media. Hanno permesso alle donne, che cercavano disperatamente aiuto di fronte all'aumento della violenza domestica durante i lockdowns dovuti al COVID-19, di accedere a informazioni e supporto.  Ha generato "heat maps"  per focalizzare la risposta ai disastri, come più di recente nei tragici terremoti di Turchia e Siria. I social media sono stati un connettore cruciale per il movimento delle donne all'interno e tra i Paesi. La tecnologia ha facilitato il nostro lavoro attraverso l'audace mandato di UN Women. In paesi come il Niger e Haiti, siamo state in grado di digitalizzare la raccolta dei dati nelle valutazioni rapide di genere, risparmiando tempo e denaro, oltre a offrire una nuova e più potente gestione e visualizzazione dei dati. In Ucraina, le autorità nazionali, le organizzazioni della società civile e il settore privato stanno lavorando insieme per costruire soluzioni digitali che sostengano gli aiuti di genere, la ripresa economica e riducano i digital divide. Dall'intelligenza artificiale alla realtà virtuale, fino alla blockchain: le possibilità di sfruttare la tecnologia, salvare e migliorare vite e raggiungere la visione della Carta delle Nazioni Unite, in cui ogni membro della famiglia umana vive una vita di libertà e dignità, sembrano davvero illimitate.   Sta a noi decidere il corso che desideriamo tracciare e se, in ultima analisi, sfruttare l'opportunità che ci viene offerta per costruire un mondo migliore, senza lasciare indietro nessuna donna o ragazza nella rivoluzione digitale». Poi la Bahous è passata a delineare le azioni necessarie: «La nostra sfida non è formare più donne o distribuire telefoni cellulari. Piuttosto, è per correggere le istituzioni e gli stereotipi di genere dannosi che circondano la tecnologia e l'innovazione che fanno fallire donne e le ragazze (…)  Innanzitutto, dobbiamo colmare il digital divide di genere. Ogni componente della società, in particolare i più emarginati, deve avere pari accesso alle competenze e ai servizi digitali. I servizi digitali, in particolare i servizi di e-government, devono essere personalizzati e accessibili a tutte le donne e le ragazze.  Secondo, dobbiamo investire nell'istruzione digitale, scientifica e tecnologica per ragazze e donne, comprese quelle ragazze che non hanno avuto l’istruzione elementare. Queste opportunità non possono limitarsi a fornire competenze informatiche di base. Devono estendersi all'intera gamma di funzionalità necessarie per garantire posti di lavoro del XXI secolo in un mondo digitale.  Terzo, dobbiamo garantire posti di lavoro e posizioni di leadership alle donne nei settori della tecnologia e dell'innovazione. Come ha affermato il Segretario generale: “C'è un grande pericolo per l'uguaglianza di genere, la misoginia è radicata nelle Silicon Valley di questo mondo”. Questo richiede un profondo cambiamento istituzionale. Tale onere ricade in gran parte sui leader del settore tecnologico.  Quarto, dobbiamo garantire la trasparenza e la responsabilità della tecnologia digitale. In base alla progettazione, la tecnologia deve essere sicura, inclusiva, conveniente e accessibile. Questo include garantire che i pregiudizi inconsci o consci non siano incorporati nelle nuove tecnologie e nel campo dell'intelligenza artificiale.  Quinto, dobbiamo porre i principi di inclusione, intersezionalità e cambiamento sistemico al centro della digitalizzazione.  Se le donne non sono incluse tra i creatori di tecnologia e intelligenza artificiale, o responsabili delle decisioni, i prodotti digitali non rifletteranno le priorità delle donne e delle ragazze. Dobbiamo garantire che le donne e le ragazze siano una parte centrale della progettazione, dello sviluppo e della diffusione della tecnologia.   Sesto, dobbiamo affrontare la disinformazione a testa alta e dobbiamo lavorare con gli uomini e i ragazzi per promuovere un comportamento online etico e responsabile e fare dell'uguaglianza una pietra angolare della cittadinanza digitale. Infine, dobbiamo compiere gli sforzi e gli investimenti necessari per garantire che gli spazi online siano privi di violenza e abusi, con meccanismi e chiare responsabilità per affrontare tutte le forme di molestia, discriminazione e incitamento all'odio. Abbiamo chiuso un occhio sui loro effetti dannosi per troppo tempo. La tecnologia dovrebbe liberare, sta invece aggravando la violenza, con comportamenti online che cercano di controllare, danneggiare, mettere a tacere o screditare le voci di donne e ragazze. Se non lasciamo questa Sessione dopo aver detto collettivamente, senza ambiguità, “basta, non più”, allora avremo fallito». L'articolo Il digital divide e l’8 marzo: I diritti digitali sono diritti delle donne (VIDEO) sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Accordo Ue da 264 milioni di euro per finanziare 26 centrali fotovoltaiche (255 MW) in Italia

La Banca Europea per gli Investimenti (BEI), Crédit Agricole Corporate and Investment Bank filiale di Milano (Crédit Agricole CIB), Natixis Corporate and Investment Banking (Natixis CIB) e Reden hanno concluso un'operazione di project financing da 264 milioni di euro per finanziare uno dei più grandi portafogli fotovoltaici in Italia.  La BEI spiega che «Il finanziamento sosterrà la costruzione e la gestione di un massimo di 26 centrali fotovoltaiche con una capacità installata totale fino a 255 MW in tutta Italia. 11 di queste  saranno realizzati nel sud del Paese, 8 nel nord e 7 nel centro Italia. Tutte le centrali saranno operative entro il primo trimestre del 2025 e produrranno circa 470 GWh all'anno di energia elettrica rinnovabile, sufficienti a soddisfare la domanda di oltre 190.000 famiglie italiane». Un’operazione contribuirà al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di RepowerEU della BEI e degli obiettivi di produzione di energia rinnovabile dell'Italia. Inoltre, si prevede inoltre che questi investimenti nel fotovoltaico eviteranno l’emissione di circa 3,3 milioni di tonnellate di CO2 nel corso della durata della vita utile degli impianti. La Bei specifica che «La maggior parte degli impianti beneficerà della tariffa incentivante prevista dal Decreto FER 1 in quanto sorgerà su terreni industriali e genererà quindi ricavi convenzionati per 20 anni. Per il resto, che sarà costruito su terreni agricoli, il mutuatario - Reden Development Italy - dovrebbe firmare contratti di acquisto di energia elettrica a lungo termine o vendere l'elettricità sul mercato». Si tratta di un finanziamento classificato come prestito verde secondo i  Green Loan Principles della Loan Market Association e per i partner dell’accordo «E’ un punto di riferimento importante per il settore, in quanto è uno dei più grandi portafogli fotovoltaici greenfield in Italia che combina tariffe incentivanti, contratti di acquisto di energia elettrica a lungo termine e entrate di mercato». La vicepresidente della BEI  Gelsomina Vigliotti ha commentato: «In qualità di banca climatica dell'Ue, siamo lieti di cofinanziare la costruzione di uno dei più grandi portafogli fotovoltaici greenfield in Italia, che genererà energia rinnovabile sufficiente a soddisfare la domanda di oltre 190.000 famiglie italiane. Questa operazione dimostra ancora una volta il forte impegno della BEI a sostenere il piano REPowerEU e a rendere l'Europa il primo continente a emissioni zero al mondo». Thierry Carcel, AD di Reden Solar, ha ricordato che «Dopo la nostra decisione strategica di entrare nel mercato italiano nel 2021, questo primo finanziamento per Reden in Italia conferma la nostra forte ambizione di sviluppare la nostra presenza nel Paese e di contribuire attivamente alla crescita verde e alla transizione energetica dell'Italia. Con il supporto del gruppo, il nostro team, con sede a Roma e guidato da Luca Crisi, gestirà la costruzione e la gestione di questo portafoglio. Stanno inoltre già lavorando su ulteriori progetti avanzati per raggiungere più di 1 GW di capacità installata in Italia entro il 2027». Jamie Mabilat, Country Head di Crédit Agricole CIB in Italia, ha sottolineato che «In qualità di banca di relazione chiave di Reden, siamo lieti di supportare l'espansione dell'azienda nel mercato italiano e i suoi ambiziosi piani di crescita. Questa transazione dimostra il forte impegno di Crédit Agricole CIB per la transizione energetica e la nostra posizione di leader nel mercato dei prestiti verdi. Vorremmo anche ringraziare il management di Reden per la fiducia dimostrata nell'affidare a Crédit Agricole CIB la guida di questa operazione molto importante. Guido Pescione, Country Head della filiale milanese di Natixis CIB, ha aggiunto: «Siamo orgogliosi di essere stati incaricati come unico sottoscrittore della prima iniziativa greenfield di Reden in Italia. Questa straordinaria transazione dimostra ulteriormente gli sforzi di Natixis per sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili nella transizione verde e i suoi valori ambientali e di sostenibilità». Tutti gli impianti saranno interamente di proprietà di Reden Development Italy Srl, che fa parte del Gruppo Reden Solar recentemente acquisito dal Mandel Consortium, la cui maggioranza è detenuta dal principale fondo di investimento globale Macquarie. La filiale italiana di Reden si occuperà anche dei lavori di costruzione e delle attività di gestione e manutenzione. L'articolo Accordo Ue da 264 milioni di euro per finanziare 26 centrali fotovoltaiche (255 MW) in Italia sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Senza politica industriale a rischio il 48% della produzione italiana di batterie

Mentre l’Unione europea continua a reinviare il via libera definitivo ad una mobilità a emissioni zero – per auto e furgoni – a partire dal 2035, anche grazie alle pressioni messe in campo dal Governo italiano, la nascente industria delle batterie guarda alle opportunità garantite sull’altra sponda dell’Atlantico. Una nuova analisi di Transport & Environment (T&E) documenta infatti che quasi la metà (48%) della produzione di batterie agli ioni di litio pianificata oggi in Italia rischia di andare incontro a ritardi, di essere ridimensionata o addirittura cancellata. Emblematico il caso di Italvolt: «Il progetto inizialmente previsto a Scarmagno vicino Torino potrebbe subire ritardi o venire ridimensionato a favore del suo gemello Statevolt in California. Al momento sullo stabilimento che dovrebbe sorgere in Piemonte persistono incertezze in merito ai finanziamenti e ai permessi necessari alla costruzione». Ma non si tratta di rischi che riguardano solo l’Italia, anzi. In tutta Europa sia a rischio il 68% della capacità produttiva di batterie agli ioni di litio prevista per i prossimi anni. A determinare questa situazione è soprattutto  l’Inflation reduction act (Ira), la legge approvata da Washington per attirare la produzione di tecnologie verdi, in assenza di equivalenti strumenti comuni di sostegno finanziario da parte dell’Ue. T&E ha analizzato la situazione delle 50 gigafactory annunciate in Europa, mostrando come 1,2 TWh di produzione europea di batterie, in grado di equipaggiare 18 milioni di auto elettriche, sia attualmente ad alto o medio rischio di interruzione o delocalizzazione. A rischiare maggiormente di veder svanire la capacità industriale attualmente prevista sono Germania – Tesla ha già dichiarato che concentrerà la fabbricazione di celle negli Stati Uniti per sfruttare gli incentivi dell’Ira, piuttosto che nella gigafactory di Berlino – Ungheria, Spagna, Italia e Regno Unito. «I piani industriali per la produzione di batterie nella Ue sono sotto il fuoco incrociato di Stati Uniti e Cina – commenta Carlo Tritto, policy officer di T&E Italia – Per competere efficacemente, l'Unione Europea deve dotarsi subito di una politica industriale verde incentrata sulle batterie, fornendo un robusto sostegno per aumentarne i volumi di produzione. In caso contrario si rischia di accumulare un ritardo che potrebbe tradursi in una pesante sconfitta industriale». L'articolo Senza politica industriale a rischio il 48% della produzione italiana di batterie sembra essere il primo su Greenreport: economia ecologica e sviluppo sostenibile.

Subscribe to our magazine

━ popular

Giornata dell’Unità: Mattarella e Meloni celebrano i valori della Nazione

L’Italia celebra oggi la Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera, un appuntamento che rinnova il senso di appartenenza a una comunità coesa....

Cassino – Stellantis provoca: stop produttivo il giorno della protesta. Ma il territorio reagisce compatto

Sale la tensione a Cassino in vista della grande mobilitazione prevista per venerdì 20 marzo a sostegno del settore dell’automotive che vive ormai da...

Frusinate – Litiga con la fidanzata e scompare, 17enne trovato senza vita dai genitori: ipotesi suicidio

Una tragedia immensa nella tarda serata di ieri ha colpito il piccolo centro di Pofi. Un ragazzo di soli 17 anni si è tolto...

ItalBaseball, sfuma il sogno Mondiale: i libri di storia si chiudono in semifinale

C'è una storia che da settimana scorsa ha catturato tutti. E che per una volta, finalmente, meritava le attenzioni che le sono state destinate....

Monday Night – Fiorentina, poker salvezza: notte fonda Cremonese, Nicola sul lastrico

La Fiorentina vince probabilmente la partita più importante di questo spezzone di stagione viola. Una finale, una finalissima quella di Cremona, per iniziar a...