Israele, dopo l’attacco di sabato di Hamas, aveva promesso la distruzione della Striscia di Gaza, «un assedio totale» all’enclave palestinese, e l’interruzione della fornitura di gas, acqua e carburante: «Gaza sarà rasa al suolo». La previsione si sta realizzando. I cittadini sono rimasti senza corrente elettrica, i palazzi sono stati ridotti a cumuli di macerie dai missili israeliani, il cibo scarseggia e l’acqua manca.
Ma perché la Striscia di Gaza è da tanto tempo teatro di attacchi tra le forze israeliane e i gruppi palestinesi? Gaza è una lingua di terra lunga circa 41 chilometri e larga da sei a 12, e si trova tra Israele ed Egitto, lungo la costa orientale del Mar Mediterraneo. È parte integrante dei Territori Palestinesi, ma è diventata un campo di battaglia a causa delle rivendicazioni territoriali e politiche.
Il blocco economico
Nel 2005, Israele ha ritirato le sue forze militari e gli insediamenti ebraici dalla Striscia di Gaza, ma ha mantenuto un controllo sui suoi confini, attraverso un blocco economico


