Il 20 febbraio era prevista la prima udienza del processo con rito immediato al primo filone del ‘Sistema Sorrento’. Non ci sarà. È sconvocata. Massimo Coppola ha chiesto il patteggiamento. Tramite i suoi avvocati Bruno Larosa e Gianni Pane, l’ex sindaco di Sorrento ha proposto una “applicazione concordata della pena” di poco inferiore ai 5 anni (il massimo stabilito dal codice per questo rito alternativo), con la quale chiudere la prima tranche dell’inchiesta, quella relativa alle mazzette della cooperativa Prisma sugli appalti della refezione delle scuole e dell’asilo nido.
Contestualmente, i legali vorrebbero far circoscrivere il risarcimento danni non oltre le cifre (decine di migliaia di euro) sequestrate dopo l’esecuzione della misura cautelare in flagranza, quando il 20 maggio Coppola fu ritrovato coi 4500 euro in contanti dell’imprenditore Michele De Angelis ancora addosso. La tesi difensiva è che Coppola abbia legittimamente guadagnato con il suo lavoro di avvocato parte delle somme ritrovate a casa e sui conti correnti.
In questi casi il processo si sospende e un altro giudice, diverso da quello della eventuale fissazione del rito immediato, dispone una


