‘Siamo noi i fascisti’: i soldati russi tornati dal fronte ucraino parlano della mobilitazione voluta da Putin

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‘Siamo noi i fascisti’: i soldati russi tornati dal fronte ucraino parlano della mobilitazione voluta da Putin Iscriviti alla nostra Newsletter 7 min lettura

di Meduza (interviste di Lilia Yapparova, traduzione dal russo all’inglese di Sam Breazeale)

La campagna di mobilitazione della Russia è iniziata da circa una settimana. Alcuni nuovi coscritti sono già stati inviati al fronte senza alcun tipo di addestramento; altri dormono per terra in camerate che assomigliano più a celle di prigione. Molti sono stati costretti a comprare di tasca propria forniture mediche di base e uniformi e, in alcuni casi, ai soldati arruolati sono state fornite armi coperte di ruggine. Meduza ha chiesto ai russi che hanno già preso parte alla guerra del paese contro l’Ucraina – come soldati a contratto e mercenari – di dirci cosa pensano dello sforzo di mobilitazione.

Kirill, soldato a contratto

Se devo essere sincero, stanno andando a morire tutti. Saranno mutilati e uccisi. Questo non è un esercito addestrato! Io, per esempio, ho servito per molto tempo, poi ho scelto di mia volontà di andare al fronte in Ucraina – e mi sono trovato comunque impreparato. Il primo giorno ho capito di aver commesso il più grande errore della mia vita.

Quando ho deciso di andare in Ucraina, ero un patriota convinto. Credevo che lì ci fossero formazioni naziste di qualche tipo, come il Pravyj Sektor, il Battaglione Aidar, il Battaglione Azov. Poi avevo visto un sacco di film russi come Soltsepyok e Opolchenochka. Inoltre tutti i canali di Telegram e della TV erano progettati per pompare quella roba nel nostro cervello.

Ma già mentre ci stavano portando oltre il confine con il camion degli Urali, mi resi conto che eravamo noi gli occupanti, eravamo noi i fascisti.

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