Per Vittorio Sgarbi non c’è spazio per dubbi o cospirazioni, senza senso anche aspettare le conclusioni di indagini la cui autonomia sarà difficile da dimostrare, come invece aveva invitato a fare il vicesegretario della Lega Andrea Crippa. Quello di Alexei Navalny, morto per cause ancora da chiarire venerdì 16 febbraio nella colonia penale dove stava scontando la condanna a 19 anni di carcere, è un «assassinio politico». Nessuna interferenza dei servizi segreti di qualche Paese straniero per metter in imbarazzo Putin. Se anche fosse il favore di 007 “amici” al presidente russo, poco cambierebbe: «È come l’assassinio Matteotti, ne sei responsabile anche se non ordini di ucciderlo», dice l’ex sottosegretario alla Cultura del governo Meloni, dimessosi da poco, citando l’omicidio del
Sgarbi contro i complottisti della morte di Alexei Navalny: «È un assassinio politico, come quello di Matteotti»
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