I Mondiali di calcio rischiano di giocarsi in condizioni di sicurezza preoccupanti. Nei mesi scorsi le minacce di Trump sullo spostamento delle partite che si giocheranno in città democratiche, poi i vari fatti di cronaca a Minneapolis, ora il problema si sposta in Messico, dove si svolgeranno diverse partite dei Mondiali in tre città diverse: Città del Messico, Monterrey e Guadalajara. E proprio a Guadalajara – luogo dove si giocheranno quattro match della fase a gironi -, l’uccisione del capo di uno dei più grandi cartelli della droga al mondo, Nemesio Oseguera alias “El Mencho”, ha letteralmente messo in subbuglio la città e non solo. Almeno 26 vittime, tra civili, criminali e uomini della sicurezza, incendi, strade bloccate, scontri tra le forze dell’ordine. Per capire la gravità della situazione: sono state chiuse le scuole e fermati tutti i campionati di calcio, compresa la Serie A.
Ucciso all’età di 59 anni, El Mencho era considerato l’ultimo dei principali narcotrafficanti dopo l’arresto dei fondatori del cartello di Sinaloa, Joaquín “El Chapo” Guzmán e Ismael “Mayo” Zambada, detenuti negli Stati Uniti. A capo
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