di Laura Ruzzante
Siamo alla serata delle cover, quella che la gente aspetta per ricordarsi che la musica esisteva anche prima dei talent show. Carlo Conti, scortato da una Bianca Balti che brilla di luce propria (e meno male, dato il grigiore circostante) e da un Alessandro Siani che stranamente stasera non ci ha fatto rimpiangere il silenzio, ha messo in piedi il solito carrozzone. Ma, tra una vecchia gloria e un giovane sperduto, solo dieci esibizioni su trenta hanno avuto la dignità di essere chiamate tali. Il resto? Una melassa indistinta che farebbe sembrare un dibattito sul catasto un rave party a Berlino.
Il Bacio Fantasma e le Barre di Verità
Il momento politico della serata lo regala Dargen D’Amico. Insieme a Pupo e Fabrizio Bosso (una triade surreale ma mai quanto Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici), ha fatto il suo mestiere di cittadino: le sue barre sul massacro palestinese sono state l’unico momento di realtà in un Festival sotto vuoto spinto. Bravo Dargen: mentre gli altri cantano di cuori infranti, tu ricordi che il mondo brucia.
Ma
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