Rifiuti bruciati con la legna, alberi tagliati per prendere più incentivi, legami con i clan: cosa c’è dietro il sequestro della centrale a biomasse di Cutro (Crotone)

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“Se questi qua, non sia mai, cacciano davvero gli incentivi, abbiamo finito di spacchiare (sguazzare, è finita la pacchia, ndr) tutti quanti”. Così due fornitori di cippato dell’impianto a biomasse legnose di Cutro (Crotone) commentavano le proposte parlamentari di eliminare i sussidi alla produzione di energia dalla combustione di legna, nel luglio 2018. L’intercettazione è inserita nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Catanzaro che ha disposto l’arresto di 31 persone (due sono irreperibili), indagate per associazione per delinquere di stampo mafioso, e il sequestro dell’impianto a biomasse di Cutro, insieme ad altre sette imprese boschive della provincia di Crotone e quattro della provincia di Caserta. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone, dai Ros e dal Nipaf (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) di Cosenza. Per il procuratore Nicola Gratteri, che ha coordinato le indagini, i 31 appartengono a una organizzazione che controlla un vasto territorio della provincia di Crotone. “Lo Stato incentiva le biomasse perché ritiene producano energia pulita – ha sottolineato Gratteri in conferenza stampa – è un’attività prevista dalla legge dove si ottengono milioni di euro di contributi. Ma questi presunti innocenti, secondo l’imputazione, nel cippato mettevano spazzatura, catrame, asfalto della ripulitura dell’autostrada”.

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Catrame dei lavori Anas in Puglia mischiato al cippato di legna bruciato a Cutro – Il materiale proveniente dai lavori di manutenzione e pulizia del sedime stradale effettuati dall’Anas in Puglia secondo l’accusa è stato conferito – almeno una volta – alla centrale a biomasse di Cutro gestito dalla società Serravalle Energy sequestrata

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