Il cittadino albanese accusato dell’omicidio del parrucchiere di Barletta Francesco Diviesti, avvenuto il 25 aprile dell’anno scorso a Canosa di Puglia (provincia Barletta-Andria-Trani), e altre 9 persone, originarie del Paese delle Aquile ma stanziate in Puglia, sono stati arrestati stamane poiché ritenuti appartenenti ad un gruppo strutturato organizzato con sede a Tirana finalizzato al riciclaggio internazionale di denaro dall’Italia, in particolare dalla Puglia, all’Albania. L’indagine è stata svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Bari con la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, nell’ambito del monitoraggio dei traffici internazionali di sostanza stupefacente dall’Albania alla Puglia.
Le investigazioni sono state sviluppate nell’ambito della squadra investigativa comune con la Spak albanese, grazie al quale il giudice del Tribunale di primo grado di Tirana ha emesso una misura cautelare personale, eseguita congiuntamente in Italia, Albania e Spagna. Gli stessi indagati dall’Autorità Giudiziaria albanese avrebbero, infatti, garantito un flusso ininterrotto di trasferimento di denaro contante (provento della vendita dello stupefacente commercializzato all”ingrosso’ in Italia) tra cui 680 mila euro sequestrati dalla polizia albanese il 14 novembre 2024 al valico di frontiera di Murriqan (tra Montenegro e Albania) a seguito di indicazioni fornite dal Centro Operativo Dia di Bari. In precedenza sul territorio italiano erano stati sequestrati ai familiari del presunto omicida la somma contante di oltre 412 mila euro.
I provvedimenti restrittivi emessi dal giudice di Tirana hanno riguardato il cittadino albanese principale indagato per l’omicidio Diviesti (per il quale il gip del Tribunale di Bari, accogliendo le istanze della Dda , ha riconosciuto integralmente a sua volta l’impianto accusatorio, anche in relazione alle aggravanti della premeditazione dell’omicidio e del metodo mafioso) e 9 connazionali, tra i quali i più stretti familiari, il proprietario e due dipendenti di una società di trasporto e, infine, un narcotrafficante internazionale, allo stato attuale irreperibile, ritenuto al vertice dell’organizzazione. I provvedimenti cautelari, nei confronti di 11 albanesi e 4 italiani, tra i quali quattro donne sottoposte agli arresti domiciliari e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sono stati eseguiti, anche in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale, in Italia a Barletta (Bat), Roma- Rebibbia ed Anagni (Frosinone), in Albania a Tirana, Fier e Valona nonché in Spagna a Madrid.
Alle indagini hanno collaborato i comandi provinciali dell’Arma di Barletta-Andria-Trani e di Frosinone e dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Bari e Bat che hanno fornito supporto per una cornice di sicurezza nel corso delle operazioni oltre che con ausilio delle unità cinofile antidroga e ”cash dog”. Risultano indagate, in stato di libertà, altre tre persone di nazionalità italiana, i cui eventuali reati saranno valutati nelle successive fasi processuali.
L’operazione si incardina in un progetto investigativo che si è sviluppato ormai da anni tra la Dda di Bari e la Spak di Tirana, teso a contrastare l’inarrestabile traffico internazionale di cocaina ed eroina gestito dalle organizzazioni criminali albanesi e rappresenta il seguito di altre operazioni della Dda denominate ”Shefi”, ”Kulmi”, ”Shpirti” e ”Ura”, tra il 2018 e il 2025, con cui il Centro Operativo Dia di Bari ha già eseguito, tra Italia, Albania ed altri Stati europei, 170 misure cautelari, sequestrato beni mobili ed immobili per diversi milioni di euro e recuperato oltre sette tonnellate di droga tra cocaina, eroina, hashish e marijuana permettendo, nei vari gradi di giudizio, di comminare pene, per ciascun imputato, fino a 20 anni di reclusione.

