E’ Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, che per galvanizzare comprensibilmente la base elettorale alza l’asticella: il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è “la scelta più importante della legislatura” dice. “Interviene sull’equilibrio tra i poteri, non sull’organizzazione degli uffici” la spiegazione tecnica, “è una scelta politica che la maggioranza ha imposto senza modifiche. Per questo il referendum sarà anche un giudizio sul governo che quella riforma l’ha voluta e imposta”, azzarda il senatore democratico. Manca un mese al voto e, stando a diversi sondaggi, i fronti del Sì e del No cominciano i rispettivi percorsi di campagna elettorale dalla stessa mattonella. Il governo non rischia la sua pelle, soprattutto a poco più di un anno dalla fine della legislatura, ma di uscire ammaccato nella volata che porterà alle Politiche 2027 forse sì. E il centrosinistra lo vede come un nuovo tentativo di prima spallata, ma è memore per non dire prudente per com’è andata le volte scorse – le Regionali dagli esiti altalenanti, i referendum sul lavoro e sui diritti civili andati male. Però c’è arrivato
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