L’esercito ucraino è allo stremo delle forze, nonostante qualche sporadico segno di vita, mentre la Russia ha pagato carissima l’invasione del 24 febbraio 2022, con l’economia che ormai da tempo subisce inevitabili contraccolpi e un numero di uomini morti al fronte, secondo le stime, vicino agli 1,2 milioni. Ma quattro anni di conflitto nel Paese di Volodymyr Zelensky hanno fatto anche un’altra vittima. Non indossa scarponi inzuppati del fango delle trincee, non ha versato sangue, non ha arti amputati o fori di proiettile sul corpo. È una vittima ‘politica’: è l’Unione europea che ha bocciato il suo esame di maturità condannando se stessa all’irrilevanza internazionale.
Non sono certo stati i piani d’invasione di Vladimir Putin ad aver generato i problemi intrinsechi del modello europeo: il diritto di veto che garantisce una ingovernabilità de facto del blocco dei 27, un’espansione a Est frettolosa, la prevalenza degli interessi nazionali rispetto a quelli comunitari sono presenti da molto prima che i carri armati russi varcassero i propri confini. L’azione militare di Mosca, che voleva sgretolare la Nato, è finita invece per portare in
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