Domenica prossima si voterà nelle prime due regioni italiane, la Lombardia, che conta quasi 10 milioni di abitanti, e il Lazio che è sui 5,7.
C’è dentro la capitale politica e sentimentale d’Italia e quella economico-finanziaria, con primati demografici rovesciati: Roma, 2,7 milioni di abitanti e Milano con 1,3. Il menù si completa con un bel bouquet di città medie che rinnoveranno i municipi: da Brescia a Vicenza, da Udine ad Imperia, da Pisa a Siena, da Ancona a Brindisi, da Catania a Siracusa a più di una mezza dozzina ancora.
Ce ne sarebbe abbastanza per un test sullo stato di salute del governo e delle opposizioni, anche se sondaggi ed evidenza delle condizioni sanitarie del Pd, principale “minoranza”, racconterebbero di un esito ineluttabile, che risolverebbe il giro elettorale in una specie di spottone per la Meloni e il suo governo.
Probabilmente le cose non andranno diversamente ma tenderemmo a tenere sott’occhio il livello della partecipazione al voto. Per quanto non esista una soglia formale di partecipazione per validare le elezioni amministrative, che peraltro hanno fatto

