La caffeina compete con l’adenosina, la molecola responsabile della fatica e del sonno, legandosi ad alcuni recettori cerebrali.
Con il passare della giornata consumiamo energia e l’ATP – la valuta energetica degli esseri viventi – si scompone, rilasciando come sottoprodotto l’adenosina, un neurotrasmettitore che trasmette informazioni tra le cellule. Più stiamo svegli, più accumuliamo adenosina, che si traduce in stanchezza e bisogno di dormire, poiché questa molecola è in grado di inibire la secrezione di dopamina e norepinefrina. Da un punto di vista biochimico, l’adenosina è abbastanza simile alla caffeina (1,3,7-trimetilxantina), somiglianza che spiega perché a livello molecolare competono per gli stessi recettori cerebrali e, quindi, impedisce la comparsa della stanchezza conseguente ad una lunga giornata lavorativa. Dobbiamo la sua scoperta – oltre di duecento anni fa – al chimico tedesco Friedrich Ferdinand Runge, che coniò anche il termine Kaffein, perché è presente, appunto, nel caffè. Questa sostanza si trova anche nelle bibite alla cola, in alcuni farmaci, nel tè e perfino nel caffè decaffeinato, seppure in piccole quantità. La caffeina non si accumula nell’organismo e vi rimane per diverse


