23 Maggio 2026

Palermo ricorda Capaci: 34 anni dopo la strage, la memoria resta un patrimonio civile

PALERMO – Trentaquattro anni fa, la terra tremava lungo l'autostrada A29, all'altezza di Capaci. Oggi, Palermo e l'Italia intera si fermano per commemorare una delle ferite più profonde della storia repubblicana: l'attentato mafioso in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e magistrata Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco…
23 Maggio 2026
PALERMO – Trentaquattro anni fa, la terra tremava lungo l’autostrada A29, all’altezza di Capaci. Oggi, Palermo e l’Italia intera si fermano per commemorare una delle ferite più profonde della storia repubblicana: l’attentato mafioso in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e magistrata Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Una ricorrenza che, oltre al dolore, porta con sé il peso di zone d’ombra non ancora del tutto dissipate.
Tra verità mancanti e la certezza della rinascita
A distanza di più di tre decenni, le celebrazioni si inseriscono in un contesto investigativo e storico ancora complesso. Sull’eccidio di Capaci pesano tuttora interrogativi irrisolti, sospetti di depistaggi e la ricerca di una verità totale sui mandanti occulti. Nonostante le risposte che la giustizia deve ancora dare, la giornata della memoria rappresenta il simbolo di un riscatto sociale e istituzionale che ha radicalmente cambiato il Paese.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto per sottolineare la portata di questo cambiamento, lanciando un messaggio di fermezza e speranza: “La mafia ha subito sconfitte irreversibili”, ha dichiarato il Capo dello Stato, rimarcando come l’azione dello Stato e la risposta della società civile abbiano progressivamente smantellato il potere militare di Cosa Nostra.
L’eredità etica come pilastro della democrazia
Il sacrificio di Falcone, Morvillo e degli uomini della scorta non è rimasto un evento isolato nel passato, ma si è trasformato in un motore di coscienza collettiva. Mattarella ha ricordato che l’eredità lasciata da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non è semplicemente un ricordo privato, ma costituisce un vero e proprio “patrimonio etico e civile che appartiene alla democrazia”.
Le commemorazioni a Palermo, che ogni anno uniscono istituzioni, scuole e cittadini, dimostrano che la cultura della legalità è diventata un elemento identitario per le nuove generazioni. La lotta alla criminalità organizzata si combatte non solo nelle aule di tribunale, ma anche attraverso il rifiuto quotidiano della cultura mafiosa e la difesa dei valori costituzionali.