Orinatoi a forma di bocca in palestra, McFit si difende sul caso:«È un’opera di design»

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La catena di palestre McFit è al centro di una polemica a seguito della diffusione di una foto su social media di un orinatoio a forma di bocca di donna presente in una palestra di Torino. La cantante Greta Squillace, autrice della foto, ha criticato l’azienda accusandola di sessismo e affermando che ciò potrebbe portare a commenti inappropriati da parte degli utenti. La polemica è stata seguita da una serie di commenti che hanno puntato il dito contro McFit, accusandola di sessismo e solidarizzando con Squillace.

Orinatoi a forma di bocca in palestra, McFit si difende sul caso:«È un’opera di design»

Inizialmente, l’account di McFit ha risposto con un commento provocatorio, invitando la cantante a urinare nei bagni delle donne e diffondendo il messaggio di “spread the love”. Tuttavia, questa risposta ha solo alimentato ulteriormente la polemica, con gli utenti di Instagram che hanno continuato ad attaccare l’azienda.

Successivamente, McFit ha fornito una spiegazione in cui si afferma che gli orinatoi a forma di bocca sono opere di un designer olandese di nome Meike van Schjinde, progettati nel 2004 in occasione della Giornata mondiale dei servizi igienici per portare l’attenzione sulla mancanza di accesso a impianti sanitari per milioni di persone nel mondo. Gli orinatoi nei bagni delle palestre McFit, secondo la nota, sono stati scelti dal team di designer dell’azienda che opera a livello internazionale, poiché questi oggetti vengono considerati elementi di arredo caratteristici degli ambienti delle palestre e vengono utilizzati per creare uno stile particolare all’interno dei centri.

Questa spiegazione fornisce un contesto più chiaro riguardo all’intenzione di McFit nell’utilizzare gli orinatoi a forma di bocca nelle sue palestre. La scelta di questi oggetti non è stata fatta casualmente, ma piuttosto con uno scopo di sensibilizzazione sociale riguardo alla mancanza di servizi igienico-sanitari in molte parti del mondo. Tuttavia, nonostante l’intenzione originaria, la reazione negativa degli utenti sui social media indica che l’utilizzo di tali oggetti potrebbe non essere stato appropriato o compreso nel modo sperato.

Questa situazione mette in luce l’importanza di considerare attentamente la reazione del pubblico e le implicazioni sociali dei design e degli oggetti utilizzati all’interno degli ambienti pubblici. Gli artefici e i designer devono prendere in considerazione non solo l’aspetto estetico e funzionale di tali oggetti, ma anche il loro possibile impatto sulle persone e la società nel complesso.

Quando però a Bologna anni fa c’è stata la prima ed unica critica ci siamo fatti delle domande e nell’evoluzione del nostro standard abbiamo deciso di cambiare per evitare messaggi sbagliati.

Tuttavia, quando la nostra azienda è stata criticata per la prima e unica volta a Bologna anni fa, abbiamo iniziato a porci delle domande sulla nostra strategia. Abbiamo riconosciuto la necessità di apportare dei cambiamenti al fine di evitare di inviare messaggi errati nel futuro.

Sul caso McFit prova a riparare chiudendo con le scuse: «Ci scusiamo se qualcuno si è sentito offeso perché la nostra azienda ha tra i suoi punti cardini l’inclusività e la parità di genere».

Sulla questione McFit, l’azienda cerca di rimediare alla situazione offrendo delle scuse sincere. Riconosciamo che alcune persone si siano sentite offese e ci scusiamo per questo. All’interno della nostra azienda, l’inclusività e la parità di genere sono valori fondamentali che ci impegniamo a sostenere.

E garantiscono di essere «molto sensibili a questi temi, la maggior parte delle palestre sono guidate da donne e collaboriamo con diverse piattaforme Lgbtq+, nessuna intenzione di trasmettere messaggi di disuguaglianza».

Inoltre, desideriamo garantire che siamo estremamente sensibili verso questi temi. Gran parte delle nostre palestre sono guidate da donne e collaboriamo attivamente con diverse piattaforme che sostengono la comunità LGBTQ+. Non abbiamo alcuna intenzione di trasmettere messaggi che promuovano la disuguaglianza

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