Per capire qualcosa in più sul nuovo disco di Lazza, in cui in sostanza il rapper ripropone in versione piano e voce i brani di Sirio, streammatissimo album dello scorso aprile, si può partire chiedendosi quello che la trap non è. La trap, ad esempio, non è un genere musicale destinato a durare. Nello specifico potrebbe essere già adesso morente, nonostante i due artisti italiani più ascoltati del 2022 siano due cardini della scena trap italiana: Sfera e, appunto, Lazza. Probabilmente, pian piano sparirà dalle classifiche (ma non spariranno i suoi autori), e tornerà sotto forma di revival tra dieci o quindici anni.
Con ordine: la trap a cui ci stiamo riferendo in questo caso è la sua versione italiana a partire, all’incirca, dal 2015, da Ma Rue in poi. È quella dell’ascesa di Sfera, del fenomeno DPG o, per meglio dire, quella di Charlie Charles (che non ne sbagliava una, come si diceva in quegli anni) e di Sick Luke. Una versione della trap che era già a un buon punto della sua formazione come genere musicale ben definito (questo


