Le onde gravitazionali aprono nuove prospettive nello studio dell’universo primordiale, offrendo insight su fenomeni cosmici e la fisica dei plasmi.
Le onde gravitazionali potrebbero dirci cose su luoghi dove la luce non può raggiungere. (Listiana1979/Shutterstock.com)
La radiazione cosmica di fondo, emessa 380.000 anni dopo il Big Bang, rappresenta la prima luce libera di muoversi attraverso l’universo. Prima di quel momento, i fotoni interagivano costantemente con la materia, impedendoci di utilizzare la luce per esplorare quel periodo. Tuttavia, le onde gravitazionali si propagavano liberamente già in quel tempo, offrendo la possibilità di studiare quel periodo misterioso. Recentemente, un team di ricercatori ha sviluppato gli strumenti matematici necessari per utilizzare le onde gravitazionali a tale scopo.
Il punto di partenza di questa ricerca è l’analisi dell’interazione delle onde gravitazionali con la materia. Queste onde attraversano tutto, inclusi noi, anche se ci comprimono o allungano solo di una frazione delle dimensioni di un atomo. Per misurarle, sono necessari rilevatori estremamente sensibili. Nonostante la loro debole interazione con la materia, è possibile studiare se e come queste interazioni siano rilevabili. Deepen Garg,
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