Il ministro ha un “raggio d’azione illimitato”, in più il suo ministero – il Masaf – avrebbe operato “in violazione degli articoli 70, 76, 97 e 113 della Costituzione”. In pratica c’è il rischio che nel “sopprimere rappresentanti di intere categorie di soggetti, di disciplinare la composizione e la finalità stessa” del comitato tecnico-faunistico – da qui il “raggio d’azione illimitato” – Francesco Lollobrigida abbia operato in contrasto con la Carta. Una tegola per l’ex “cognato d’Italia”. Perché ora l’organismo che punta a gestire, politicamente, la fauna selvatica in Italia, potrebbe chiudere i battenti. Almeno fino alla decisione della Corte Costituzionale. Ma facciamo un passo indietro.
Nell’operazione a tenaglia – politica e culturale – della destra per prendere il controllo della fauna selvatica, uno dei tasselli è proprio il comitato tecnico-faunistico, un istituto previsto dalla 157/92 ma chiuso da circa 12 anni. Finché con la legge di Bilancio del 2023 – e un successivo decreto ministeriale – il comitato è stato ripristinato. E Lollobrigida, di fatto, vi ha deciso la composizione, tagliando fuori l’unica associazione venatoria vicina al mondo del
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