Muri per fermare l’immigrazione, bufera in Europa

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Muri alti e spessi, che ricordano quelli tra Stati Uniti e Messico, per fronteggiare l’immigrazione irregolare, è quanto chiesto da dodici Paesi dell’Unione Europea alla Commissione.
Si tratta di Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Repubblica Slovacca. Nella lettera, come riportato da diverse fonti nazionali ed internazionali, i Paesi che l’hanno firmata chiedono strumenti per evitare un’immigrazione che andrebbe a sovraccaricare i sistemi di accoglienza, la cui capacità definiscono già satura. Allo stesso tempo, scrivono, l’obiettivo sarebbe quello di disincentivare le partenze.
L’Europa ha sostanzialmente risposto che l’importante è che i suddetti paesi non si aspettino dei fondi.
Sulla questione si è espresso, con un tweet, Enrico Letta, il quale ha affermato che “la Polonia ha attaccato alle fondamenta la struttura giuridica della costruzione europea”, e che il “sovranismo antieuropeo non è slogan e folklore come qualcuno pensa”, ma che è “un ritorno indietro, sbagliato e pericoloso, che va combattuto”. Gli ha risposto Giorgia Meloni, sempre tramite social, affermando che “il segretario del Pd grida allo scandalo perché la Corte Costituzionale polacca rivendica la supremazia dell’ordinamento interno rispetto a quello dell’Ue”, ma che “dimentica che è quanto è stato fatto più volte dalla Germania, che di recente ha ribadito come le norme europee si applicano solo se non ledono l’interesse nazionale tedesco e non contrastano con la loro Costituzione”. Poi Meloni ha aggiunto che per il Pd “la UE dovrebbe essere una bizzarra unione nella quale Francia e Germania dettano regole e fanno quello che vogliono e gli altri stati obbediscono in silenzio”.  Matteo Salvini definisce la questione il “cortocircuito UE”, precisando che “per entrare in casa di qualcuno devi chiedere il permesso”. Giuseppe Conte afferma invece come il “problema dell’immigrazione e della gestione dei flussi migratori non si risolva con muri e filo spinato”, e che invece si debba lavorare “con i Paesi di origine e con la comunità internazionale”.
La nostra opinione?
L’Europa ha perso la sua dinamicità e coesione da tempo, se mai l’ha avuta, e questa lettera è risultato di come, lontano dalle (nostre) telecamere, la tematica dell’immigrazione è sempre stata vista in maniera molto eterogenea all’interno dell’UE. Un muro non ferma la disperazione e non è neppure rappresentazione di una scelta lungimirante e proficua. Un muro è l’espressione di chi vuole mettere un punto, ma a cosa? Il paese che da sempre ha aperto le sue porte all’accoglienza è stata l’Italia, abbandonata a sé stessa da quella Comunità che in comune, da questo punto di vista, ha scelto di metterci poco e niente.
Chi ha avuto la fortuna di visitare l’Africa, così come qualsiasi altro paese, sa quanto sia radicato l’orgoglio di appartenere alla cultura di ciascuno degli straordinari Stati che la compongono, da parte delle varie popolazioni. C’è però fame, poca scolarizzazione, bassissima cultura sanitaria e di prevenzione, e sì, anche guerriglia, seppur non ovunque. È legittimo per ogni essere umano aspirare ad una vita migliore per sé ed i suoi figli? Assolutamente sì. Per aiutare davvero i paesi in difficoltà la soluzione dovrebbe essere quella di stipulare nuovi accordi commerciali, esportare conoscenza, programmi governativi di interscambio, denaro da investire direttamente per la creazione di infrastrutture.
I corridoi umanitari oggi non sono solo gestiti male, non sono proprio gestiti. Il traffico di esseri umani, perché di questo si tratta, viene celato dietro le immagini dei gommoni che approdano alle nostre coste, a volte scortati da navi di organizzazioni che vogliono far credere, o ci credono davvero, di fare il bene di queste popolazioni, quando invece fomentano le organizzazioni criminali internazionali. Si vuole avere coraggio? Si facciano accordi, per tot migliaia di persone da accogliere ogni mese e si abbia il coraggio di andare a prenderli con le navi dell’esercito, della marina, di facoltosi proprietari di navi da crociera. Si abbia però il coraggio di pretendere documenti, fedine penali, e quanto altro possa garantire un’integrazione reale nel nostro paese, senza rischi. Inoltre, invece di abbandonare la gestione degli immigrati o richiedenti asilo a cooperative che molto, troppo spesso non fanno il loro dovere, che siano le Regioni o i Comuni a ricevere i fondi per gestire corsi, vitto e alloggio.
Infine bisogna avere il coraggio di ammettere che alcune persone che hanno vissuto secondo determinate culture, diverse dalle nostre, devono essere messi nelle condizioni di calarsi nella nuova società venendo seguiti e sì, anche istruiti. Soprattutto messi in condizione di lavorare, ma non nei campi a pochi euro come fa comodo a molti… Perchè soli e senza un futuro, chiunque di noi finirebbe per fare il delinquente. Accoglienza vuol dire molto, moltissimo altro, rispetto a quanto stiamo facendo (male) da anni.
di Valentina Rigano
Fonte: coraggiosamente.it

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