“Siamo tutta gente del signor Mencho“, rivendicano i combattenti del Cartel de Jalisco “Nueva generación”, disposti in fila, in un video diffuso pochi minuti dopo l’eliminazione del loro capo, Nemesio Oseguera Cervantes, ucciso dall’esercito messicano in collaborazione con gli Usa. I combattenti di Cjng hanno il volto coperto. Indossano tenute militari, con giubbotti antiproiettile. Imbracciano fucili di alto calibro, di quelli che si vedono in teatri di guerra. Sono un esercito vero e proprio, pronto all’assalto, con una fila chilometrica di vetture blindate. Le località di Jalisco, Michoacán e dintorni non erano preparate per la loro avanzata: quasi trenta morti, secondo le stime ufficiali, strade bloccate e coprifuoco in diverse zone del Paese.
“Ciò che abbiamo visto oggi è solo una dimostrazione delle modalità con cui operano e dove possono fare più danni”, dice ad Afp David Mora, esperto del Centro studi Crisis Group in riferimento agli episodi del 22 febbraio a Jalisco e dintorni. È stata una prova di forza, quella del Cartel, eseguita con armi e munizioni prevalentemente targate Usa, con quantità residuali trafficate dai Balcani e da
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