“La domanda da porsi davanti al coinvolgimento di Mandelson in qualsiasi iniziativa, politica o diplomatica, è se il suo motivo sia il servizio pubblico o il guadagno personale”. L’osservazione, che ben definisce l’ex ministro ed ex ambasciatore britannico a Washington, non arriva da un avversario ma da un compagno di partito. L’interesse di una delle figure di spicco dei Laburisti inglesi per il denaro ed il potere erano cosa nota, ma le “debolezze” di questo politico di lungo corso gli hanno permesso comunque di risorgere puntualmente dalle sue ceneri, almeno fino ad oggi. Il cosiddetto “principe delle Tenebre”, prima d’ora, non aveva mai toccato un punto tanto basso come quello che lunedì 23 febbraio lo ha messo in cella (solo per alcune ore, per poi essere liberato su cauzione) per essere sentito dalla polizia che indaga sui contenuti emersi dagli Epstein Files. Per 9 ore, l’eminenza grigia dei Labour ha dovuto fronteggiare le domande degli investigatori sul suo legame con il faccendiere pedofilo americano che aveva definito “grande amico” e con il quale intesseva relazioni personali e professionali oggi tutte
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