Luciano Canfora non è pentito di aver dato a Giorgia Meloni della «neonazista nell’animo». Dice di averlo fatto per il suo appoggio al Battaglione Azov. Il 16 aprile si terrà a Bari la prima udienza del processo per diffamazione dopo la querela della premier. E lui parla oggi in un’intervista a La Stampa. Nella quale spiega che non ha alcuna intenzione di scusarsi: «La questione, al di là del dibattito sulla questione ucraina, è oggettiva. Meloni discende dal Movimento sociale, un partito che si riferiva alla storia della Repubblica sociale, cioè a uno stato satellite del Terzo Reich». Mentre il prefisso “neo” «serve proprio a indicare che una persona viene da un nucleo originario da cui poi si è evoluta».
Nell’animo

