Litigio con Macron e no alla pace? Zelensky dimostra finalmente che ruolo ha nello scacchiere

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Così leggiamo sul quotidiano Il Tempo in data 5 giugno 2022: “L’Ucraina dice no alla pace, prima dateci le armi, Zelensky si arrabbia con Macron”. Si tratta, a giudizio di chi vi sta parlando, di un titolo significativo e meritevole di un pur telegrafico commento.

Come volevasi dimostrare, il guitto prodotto in vitro a Washington alias Zelensky (attore Nato), ha svolto, svolge e continuerà a svolgere la parte che gli è stata assegnata dall’imperialismo statunitense. Sì, proprio così, il guitto Zelensky sta recitando una parte, in guisa di fantoccio manovrato da Washington. “Servant of the people” era il titolo della serie televisiva a lui dedicata e noi già da tempo abbiamo segnalato come la stessa serie si sarebbe dovuta intitolare “The servant of the american ruling class”.

La pace, sia chiaro, non è l’obiettivo del guitto Zelensky. Egli figura semplicemente come una pedina eterodiretta. Una pedina mossa dall’imperialismo di Washington con un obiettivo duplice su cui tante volte abbiamo richiamato l’attenzione: in primis introdurre le basi Nato in Ucraina e in tal maniera accerchiare in via definitiva la Russia di Putin. In secondo luogo e in maniera convergente produrre in ultima istanza un cambio di regime in Russia. Cambio che sostituisca Putin, colpevole di non piegarsi all’atlantismo, con un fantoccio di Washington, modalità Navalny, degno successore di Eltsin: colui che, rotolando ubriaco di vodka, vendeva la Russia agli oligarchi, alla mafia e a tutti i gruppi dominanti che stavano per trascinarla nell’abisso.

Il guitto Zelensky non sta lottando pro domo sua ma pro domo Usa. E’ semplicemente un attore che agisce in nome di Washington e del suo interesse. Per questo il guitto Zelensky non sta lottando per difendere la libertà e la sovranità del popolo e della sua nazione, come stoltamente e in cattiva fede vanno ripetendo gli autoproclamati “professionisti dell’informazione”. Tutto al contrario, il guitto Zelensky sta utilizzando il suo popolo come uno scudo umano a beneficio di Washington e del suo imperialismo.

A voler essere ancora più rigorosi, non si sta battendo per l’indipendenza del suo popolo e per la sua nazione, sta al contrario lottando per far sì che il suo popolo e la sua nazione divengano una dependance di Washington, una colonia al servigio dell’imperialismo a stelle e strisce. Questo è il punto, e l’articolo del Tempo chiarisce ulteriormente il mosaico di quanto già siamo venuti dicendo ormai da tempo. Zelensky rappresenta semplicemente l’interesse di Washington. Non vi è nulla di grande nella sua figura, per usare un’espressione hegeliana, Zelensky è semplicemente “La polvere sugli stivali della storia” e la storia è quella che sta portando avanti l’imperialismo americano, quella che sta provando a scrivere anche la Russia resistendo a quell’imperialismo, provando a far valere un multipolarismo che – non ci stancheremo mai di ripeterlo – deve essere l’obiettivo. Il mondo multipolare è da preferirsi infinitamente un mondo monopolare abitato soltanto dalla civiltà del dollaro e dalle sue colonie. Ecco perché occorre sperare nella genesi di un mondo multipolare abitato da tante nazioni, resistenti e non allineate, in grado di porre in essere un equilibrio polare che sia diverso rispetto all’anarchia che scaturirebbe e che in parte è già scaturita negli anni ’90 e 2000 dal trionfo incontrastato di un unico polo: quello statunitense.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

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