Il caro carburante sta mettendo in ginocchio il mondo dei trasporti. Il messaggio che arriva dai camionisti è chiaro e preoccupante: se il Governo non interviene subito con aiuti concreti, i camion si fermeranno. Le conseguenze? In pochi giorni i supermercati resterebbero vuoti, mancherebbero le medicine e le pompe di benzina rimarrebbero a secco. In pratica, l’intero Paese rischierebbe di bloccarsi.
Vincenzo Marzocchi e Diego Pettoni, vertici della Federazione autotrasportatori (FAI) di Latina e Frosinone, hanno spiegato la gravità della situazione. Il prezzo del gasolio ha superato i 2 euro al litro ormai da troppo tempo. Finora, i tavoli tecnici con il Ministero dei Trasporti non hanno portato a nulla: le soluzioni proposte sono state giudicate insufficienti e non risolvono i problemi reali di chi sta su strada ogni giorno.
Uno dei problemi principali riguarda il taglio delle accise (le tasse sul carburante). Anche se lo Stato ha abbassato il prezzo di 25 centesimi, i cittadini non se ne sono accorti perché il costo alla pompa è continuato a salire. Per chi lavora con il camion, poi, è stata una doppia beffa: lo sconto generale ha fatto diminuire i rimborsi speciali che la categoria riceveva da anni, peggiorando di fatto i conti delle aziende.
A questo si aggiunge un altro ostacolo: le grandi aziende che caricano le merci non vogliono saperne di pagare di più per il trasporto, lasciando tutto il peso dei rincari sulle spalle dei trasportatori. La situazione è ormai al limite. Unatras, l’unione che raggruppa le principali associazioni del settore, chiede con forza al Governo un intervento vero e immediato. Senza misure d’emergenza che riportino i costi a livelli accettabili, il rischio di veder fermare la distribuzione delle merci in tutta Italia è purtroppo molto concreto.


