Resti di armadillo gigante del 21.000 a.C. rivelano presenza umana antecedente. Implicazioni sulla migrazione umana nelle Americhe.
Il videogioco indispensabile del 21000 a.C.: Simulatore di macellazione di armadilli. (Damián Voglino, Museo de Ciencias Naturales A. Scasso (Colegio Don Bosco), San Nicolás de los Arroyos, Provincia de Buenos Aires (CC-BY 4.0))
I resti smembrati di un gigantesco armadillo, risalenti a circa 21.000 anni fa, sono stati scoperti lungo le rive del fiume Reconquista, a nord-est della regione pampeana in Argentina. Questi resti appartenevano a una specie di gliptodonte chiamata Neosclerocalyptus, un parente estinto degli armadilli che poteva crescere fino a 2 metri di lunghezza. Gli archeologi dell’Università Nazionale di La Plata hanno individuato segni di tagli intorno al bacino, alla coda e alla corazza corporea, causati dal taglio e dall’asportazione con utensili di pietra.
Le Americhe erano un tempo abitate da una ricca megafauna, tra cui giganteschi bradipi terrestri e una forma enormemente grande di lama. Numerose prove suggeriscono che gli esseri umani preistorici cacciassero queste bestie giganti, sollevando l’idea che la sovra-caccia fosse responsabile della loro estinzione. La
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