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La richiesta di dimissioni di Francesca Albanese per parole mai dette è un’operazione di delegittimazione

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di Angelo Palazzolo

Il 23 febbraio, al Consiglio per i Diritti umani dell’Onu, verranno chieste formalmente le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati. A promuovere l’iniziativa sarà il ministro degli Esteri francese, affiancato dai colleghi di Germania, Italia (non poteva mancare il nostro Tajani), Austria e Repubblica Ceca. L’accusa è pesante: aver definito Israele “nemico comune dell’umanità”. Una formula che, se fosse vera, sarebbe gravissima. Ma non è vera. È il prodotto di un video tagliato, estrapolato, rilanciato fuori contesto e trasformato nel giro di poche ore in una verità ufficiale. La prova regina di una colpa che non esiste.

Francesca Albanese quelle parole non le ha mai pronunciate. Non solo: il senso del suo intervento non è nemmeno lontanamente assimilabile a ciò che le viene attribuito. Sostenere il contrario significa o non aver capito nulla — analfabetismo funzionale — oppure, più realisticamente, confidare nella distrazione e nella superficialità di un sistema mediatico che amplifica prima e verifica poi (se va bene), o è semplicemente corrotto da interessi diversi da quelli della


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