La proroga per un altro anno dell’invio di armi ed equipaggiamenti militari all’Ucraina è legge. Il Senato ha, infatti, approvato – con 106 voti favorevoli, 57 contrari e due astenuti – la conversione definitiva del decreto. Anche questa volta, come avvenuto alla Camera, il governo ha posto la fiducia. Una decisione non dovuta a implicazioni politiche come nel caso di Montecitorio, quando l’obiettivo è stato quello di disinnescare la sfida dei tre deputati vannacciani. A Palazzo Madama il generale non ha suoi sostenitori: la scelta di mettere la fiducia era finalizzata solo ad approvare il prima possibile il provvedimento e dare la possibilità ai senatori di partire in serata per il fine settimana, anche di campagna elettorale, evitando lo sciopero dei voli.
Così al Senato hanno votato No tutte le opposizioni, non solo Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Contrario anche il voto di Azione di Carlo Calenda, storicamente pro Kiev, così come Partito democratico e renziani che hanno sempre approvato il sostegno, anche militare, all’Ucraina, tranne nei casi di voto di fiducia. “Siamo stati costretti dalla fiducia”, hanno detto
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