La pensione anticipata è più penalizzante di quella di vecchiaia a 67 anni?

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La pensione di vecchiaia a 67 anni ha sempre un calcolo maggiormente conveniente rispetto a quelle anticipate.

Andare in pensione prima oltre ad essere un obiettivo per smettere di lavorare qualche anno prima, diventa un’esigenza per chi ha problemi di salute. E proprio per questo motivo per i lavoratori invalidi (ma solo del settore privato) è prevista una pensione di vecchiaia con un certo numero di anni di anticipo. Rispondiamo ad una nostra lettrice:

Buongiorno,l’ammontare della  pensione di vecchiaia anticipata è uguale a quello che si raggiungerebbe all’età pensionabile normale di 67 anni oppure è inferiore e penalizzante?
Grazie.

Pensione di vecchiaia anticipata

Prima di rispondere alla sua domanda è bene premettere che alla pensione di vecchiaia anticipata, con l’80% di invalidità pensionabile certificata, possono accedere solo i lavoratori del settore privato. Ne sono, esclusi, quindi, tutti i lavoratori del comparto pubblico, compreso il comparto scuola, e i lavoratori autonomi.

Partiamo con lo spiegare che ad oggi l’unica misura che prevede realmente una penalizzazione nel calcolo dell’assegno è l’opzione donna. Tutte le altre misure non prevedono decurtazione dell’assegno con una penalizzazione. Ma va specificato anche che uscire prima dal mondo del lavoro ha un costo, sempre. Perchè la quota contributiva della pensione (quella calcolata sui contributi maturati dopo il 1996 nella maggior parte dei casi, e dopo il 2011 per chi aveva già 18 anni di contributi versati al 1995) è calcolata applicando un coefficiente di trasformazione che è più conveniente al salire dell’età.

Questo significa che il calcolo della pensione, a parità di contributi versati, è sempre più conveniente a 67 anni. Ma è anche da tenere presente un altro fattore: può essere conveniente attendere i 67 anni se si continuano a versare contributi, altrimenti no. Perchè l’importo lievemente minore del trattamento previdenziale è ampiamente ammortizzato dagli anni in più di assegno percepito.

Per intenderci: a chi non lavora ed ha 62 anni e può accedere alla pensione, non conviene attendere il compimento dei 67 anni senza versare contributi. Anche se questo significherebbe avere una pensione leggermente più alta. Questo perchè l’assegno percepito dai 62 ai 67 anni va ad ammortizzare pienamente l’importo minore ricevuto.

Facciamo un esempio pratico per comprendere: un lavoratore che ha un montante contributivo di 300.000 euro ha smesso di lavorare a 62 anni. Conviene maggiormente andare in pensione o attendere i 67 anni senza lavorare? Supponiamo, anche, che questo lavoratore vivrà fino a 95 anni.

Se smette di lavorare a 62 anni avrà diritto ad una pensione calcolata sul montante contributivo con l’applicazione del coefficiente di trasformazione 4,77%. La pensione mensile spettante sarà di 1100 euro circa. Per una pensione annuale di 14.310 euro.

Se, pur non riprendendo a lavorare decide di attendere il compimento dei 67 anni, il coefficiente di trasformazione applicato sarà del 5,757%. La pensione mensile spettante sarà di 1286 euro per una pensione annuale di circa 16725 euro l’anno. Sicuramente a prima vista e con circa 186 euro in più al mese di pensione sembrerebbe che convenga attendere i 67 anni.

Ma calcolando la pensione fino a 95 anni, andando in pensione a 62 anni la percepirebbe per 33 anni (472.230 euro totali), andando in pensione a 67 anni la percepirebbe per 28 anni (468.300 euro totali). A conti fatti, quindi, pur essendo la pensione mensile più bassa, conviene andare in pensione a 62 anni.

Se, invece, si intende continuare a lavorare fino alla pensione di vecchiaia, ovviamente, conviene maggiormente attendere i 67 anni.

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