La morte di Montagnier e quel nocciolo della questione che ancora sfugge

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Personalmente, da quando ho l’età per riuscire a farmi un’idea di base, non importa se poco autorevole o no, sulle cose che accadono, ho maturato una serie di convinzioni. La prima è che gli stramaledetti dai media sono di solito i migliori sul piano umano. La seconda è che quando un popolo viene diviso in due tifoserie pronte a qualsiasi bassezza l’una contro l’altro, di solito la verità è in una terza strada. E’ anche per questo che ho sempre dubitato dell’onestà del confronto tra provax e novax, già da prima del Covid. Era palese, da questa contrapposizione, che si stesse tentando di confondere le acque, rendendo incomprensibili i fondali.
Sul Detonatore, in merito al covid, abbiamo scritto tanto. E questo era inevitabile. Siamo nati nel Giugno del 2020, in piena emergenza. Siamo vivi ancora oggi dopo quasi due anni, nel corso dei quali ne sono capitate di tutti i colori. Era inevitabile che questa orrenda storia invadesse i nostri articoli. E tuttavia, abbiamo affrontato il tema da più punti di vista ma pochissimo sul piano sanitario. Non tanto perché né io, né Fais né Cavaliere abbiamo frequentazioni di medicina alle spalle. Ma perché abbiamo sempre ritenuto che la questione sanitaria fosse, paradossalmente, irrilevante. Il primo punto che abbiamo sempre criticato è la sudditanza ideologica verso la scienza. A partire dalla sua divinizzazione. Un’autentica scemenza. La scienza non ci dice come comportarci. Ci dà informazioni. Non ci dice che l’energia nucleare è bella o che la bomba atomica è brutta. Ci dice cosa si può fare con queste due cose.
Analogamente, la scienza ci dice le seguenti cose. C’è un virus. E’ altamente contagioso. C’è una cura. C’è un vaccino. Il compito della scienza finisce di fronte all’enucleazione di questi dati. La scelta dell’uso di cui farne, non ha nulla a che fare con la scienza ma con la politica.

Si può così essere tristi per la morte di Luc Montagnier – in fin dei conti stiamo parlando di una grande mente del Novecento e di un eroe di questa guerra che si spegne – senza che questo sposti una virgola dalla questione centrale, neanche quando riguarda qualcuno che abbraccia le nostre tesi: la scienza deve uscire dalla gestione della politica. In questo senso, se è giusto ribellarci ai tanti virologi che ogni giorno ci dicono cosa dovremmo fare, come ci dovremmo comportare, fino a chi arriva a dire che “Quest’anno ci siamo giocati il Natale” o addirittura “La mascherina deve entrare nelle regole della buona educazione e chi non la indossa deve essere considerato un maleducato”, non per questo dobbiamo scodinzolare di fronte a qualsiasi medico mostri, in teoria, di essere dalla nostra parte.
Adottare Montagnier come eroe e Burioni come antieroe, significa non capire il senso di fondo della questione. Che, è bene ribadirlo, non è sanitaria ma politica, sociale ed economica. Non deve interessare se il vaccino sia potenzialmente dannoso. Per come la vedo io, potrebbe anche farci diventare altissimi, purissimi e levissimi. Ma la scelta di vaccinarsi è e deve restare una scelta individuale. Su cui non va dato ad alcun medico il diritto di decidere al posto nostro.

La virologia è stata in questi due anni ridotta a scontro tra tifoserie, ognuna con i propri ultrà. I Burioni’s boys, i Montagnier’s fans. Senza che nessuno si ponesse le vere questioni di fondo. La medicina oggi vuole il benessere dei cittadini o soltanto i loro soldi? Le classi politiche vogliono davvero proteggerci o vogliono sterilizzarci perché siamo troppi? Il motivo per cui bisogna essere contrari a questo vaccino non ha nulla a che fare con le idee di Montagnier, con le reazioni avverse, con i pericoli. Ma col fatto che ci è stata imposta con la forza una scelta individuale. E questo è un insulto alla libertà e alla democrazia.
Riposi in pace Montagnier. Ma anche se all’ultimo si fosse convertito alla religione vaccinale, noi, da questo punto di vista, saremmo rimasti orgogliosamente atei.

FRANCO MARINO
Fonte: Il Detonatore.it

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