La chat delle maestre che sperano che il bambino autistico non torni a scuola

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La notizia è fresca, ma purtroppo non è una grande novità. In una scuola di Roma, le maestre di un ragazzino di sei anni autistico, Luca, scrivono nella loro chat commenti poco simpatici su di lui. “Ma è tornato? Così mi preparo all’evento” chiede una di loro dopo che Luca viene soprannominato “miracolato” per avere contratto il Covid. “Domani ce tocca”, “Magari torna miracolato”. Insomma, poca sensibilità nei confronti di Luca e di sua mamma, che decide di parlarne con “La Battaglia di Andrea”, un’associazione dedicata ai diritti delle persone disabili e le loro famiglie.
Come sempre, a pagare il prezzo più alto di questa triste storia è senz’altro Luca, che in questo periodo sicuramente ha provato un senso di inadeguatezza. Si sarà sentito frustrato e spaesato per la mancanza di persone che lo capiscono. Deve essere difficile sentirsi isolato senza poter esprimere verbalmente il proprio disagio, la propria tristezza e frustrazione.
L’episodio ha senza dubbio colpito nel cuore la povera mamma di Luca, che pensava che durante le ore fuori casa suo figlio fosse seguito nel modo giusto. Solo noi capiamo l’intensità del dolore che si prova nello scoprire che ai nostri figli viene negato il più elementare dei diritti: la dignità. Quante volte ci capita di perderci nella paura della vulnerabilità che nostri figli indossano senza saperlo, soprattutto quando sono non verbali. Quanto è difficile ma allo stesso tempo necessario fidarsi di chi si occupa dei nostri figli senza sapere nulla di loro. È un po’ l’incubo di tutti noi quello di scoprire che i nostri figli vengono trascurati o, ancora peggio, marginalizzati.
In fondo, ci aspettiamo che avvenga una cosa molto elementare: chiediamo che sia considerato il diritto al sostegno da parte di istituti pubblici, che sono tenuti a creare un ambiente ottimale così che tutti i bambini e non solo quelli neuro tipici, possano imparare in un ambiente sereno. Lo so, i genitori che hanno il privilegio di non avere figli come i nostri non ci hanno mai pensato: è una cosa data per scontata. Eppure, per noi è ancora una battaglia penosa e complessa da ottenere.
E, seppure affrontata in maniera goffa e maleducata, anche le insegnanti e i compagni di Luca in questa triste storia piccolina e molto più frequente di quello che pensiamo, sono in qualche modo vittime. I compagni, immagino, si sono visti passare davanti agli occhi l’opportunità di includere il loro amico Luca e di scoprire i suoi segreti. Avranno anche captato la frustrazione delle loro maestre nei confronti di Luca: se per gli adulti in classe la presenza di un bimbo autistico diventa un problema, i piccoli se ne accorgono e magari anche loro lo deridono dietro le sue spalle. E le maestre, che in questo caso hanno mancato di empatia e di buona educazione e sembrano sopraffatte dalla frustrazione, si sono ritrovate a gestire un bambino che dovrebbe essere seguito da professionisti nel campo. Parlo della sempre più debilitante mancanza di supervisori, di esperti in comportamentismo, di insegnati di sostegno piazzati davanti a una persona autistica senza aver dato loro alcuna informazione su come questa diversità si possa affrontare in modo sereno anche all’interno di un’aula scolastica. Se questo tipo di servizi fosse automatico, se fosse scontato, non ci sarebbero di queste notizie. O forse sì, ma sarebbero molto più difficile da condonare.  Insomma, questo fattaccio ha fatto dei danni un po’ a tutti.
La scuola è lo specchio della società: se queste cose accadono nelle aule scolastiche, figuriamoci altrove. Ma prima o poi qualcosa cambierà. Ne sono certa.
Marina Viola
Fonte: Per Noi Autistici.com

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