«Il patrimonio culturale non è solo monumenti e collezioni di oggetti ma anche tutte le tradizioni vive trasmesse dai nostri antenati: espressioni orali, incluso il linguaggio, arti dello spettacolo, pratiche sociali, riti e feste, conoscenza e pratiche concernenti la natura e l’universo, artigianato tradizionale». È questa la definizione del patrimonio immateriale stilata dall’Unesco, che vuole quindi tenere traccia anche di quelle tradizioni culturali che raccontano la nostra storia, e anche, a volte, il nostro modo di essere e di vivere: cosa sarebbe la nostra vita di italiani senza la pizza (l‘arte dei pizzaioli napoletani è entrata nell’elenco dei quindici nostri beni immateriali nel 2017), e cosa senza la Dieta Mediterranea, o quanto si legano alla nostra cultura e appartenenza regionale i pupi siciliani, i canti sardi, il violini di Cremona, o la cavatura del tartufo?
Con la stessa idea di sottolineare un’arte che si fa cultura e storia, quest’anno la baguette è stata aggiunta alla lista dei beni immateriali francesi, mentre per il 2023 chi puntava sulla candidatura italiana del caffè espresso, dovrà aspettare, perché per il 2023 il bene italiano


