Se dovesse scegliere soltanto una delle foto che ha scattato, quale sarebbe?
«“Fraternidad”. Ero con la mia famiglia a pranzo vicino al mare: ricordo che l’acqua era sporca perché c’erano molte barche e quindi tanto petrolio. Vedo dei ragazzi: mentre uno nuota, gli altri, che si trovano sul pontile, urlano. Avendo avvistato una medusa, gli amici sul molo sollevano il ragazzo in acqua e lo aiutano a uscire, senza nemmeno pensare al pericolo di cadere loro stessi in mare. L’umanità di quei ragazzi mi ha emozionata: a Cuba le persone si mettono a nudo, completamente a disposizione dell’altro».
Quale termine userebbe per definire i cubani?
«Ingenui: abbiamo vissuto nell’attesa di un futuro migliore, come quando ai bambini promettono la caramella che non arriverà mai. Mentre gli altri passano oltre, in noi è sempre viva la speranza».
Cosa possono imparare gli italiani dal vostro popolo?
«Innanzitutto la pazienza: ne abbiamo tantissima. Anche se succede qualcosa di negativo, manteniamo sempre il nostro mood rilassato. Come si dice da noi, “quello che succede, conviene”: le difficoltà che incontri durante la vita, alla fine, ti aiuteranno. Poi la curiosità.
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